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io sono tetsuo and i've got the power of grayskull

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martedì, 31 maggio 2005

 

Mi è stata chiesta una recensione negativa. La scelta sul film da stroncare è più difficile del previsto.

Ho pensato ad un film di cui tutti parlano bene, un film che ha vinto premi e riconoscimenti, ma che con me non è andato altre la sufficenza. Ci ho pensato a lungo e la scelta è caduta su Million Dollar Baby, osannato dalla critica e dal pubblico, ma che considero un film buono, e nulla più. Ho elaborato la cosa per bene. Ho anche preparato un pezzo carino a riguardo.

Questo prima di dare un occhiata alla recensione di Ohdaesu.

Ha detto tutto quello che avrei voluto dire io, molto meglio di come lo avrei fatto io. Anzi, l'ha fatto così bene che alcune cose mi sono reso conto di pensarle dopo averle lette. Un pò l'ho odiato.

Il pezzo di Ohdaesu lo trovate qui: http://jointsecurityarea.splinder.com/post/4191580  (non so mettere i link. me ne vergogno.)

Ohdaesu, sappi che mi concederei sessualmente a te anche solo per il tuo nick. Ma non ora. Ora avrei mal di testa.

Quindi ripiego su:

Final Cut - 2005

Se proprio ci tenete lo trovate in qualche cinema, mi ci hanno trascinato ma la presenza di R.Williams mi aveva fatto ben sperare. Invece una buona idea di fondo, ovvero i chip che registrano e inevitabilmente condizionano la vita di chi ne richiede uno, e l'addetto al montaggio dei filmati che ne derivano post mortem, vengono sprecati da una regia poco ispirata e una sceneggiatura alla fine vuota e inconsistente. Sconsigliato, nonostante qualche buona intuizione fotografica e una buona colonna sonora.

Izo - Takeshi Miike - Jap 2004

Recensione molto più difficile della precedente. Izo non è un capolavoro. Ha delle trovate geniali (quale film di Miike non ne ha?) e delle scene che valgono la visione del film. Il solo fatto che sia  di Miike vale la visione del film. Forse anche il solo fatto che Izo combatta contro Shaquille O'Neal vale la visione del film. Ma alla fine spesso annoia, e la ripetitività che pur è essenziale nel concetto di base del film stesso nella concezione di Miike, spesso stanca.

Izo è. Non si sa bene cosa. Ma lo è.  E' il male, è lo spirito della vendetta, è un entità non meglio definita. Fatto sta che è, e quindi uccide.

Uccide la madre. Uccide i passanti. Uccide samurai, bambini, demoni, donne, nomi fiori cose e città. Il tutto intervallato da spezzoni d'epoca sulla guerra e non. La metafora dell'odio come parte dell'essere umano è servita in modo forse un pò troppo plateale e, soprattutto, senza soluzione di continuità, ne nella trama, ne, ed è una delle cose belle del film, nello spazio.  

Il dove e il quando non hanno senso, la storia non ha senso. Il menestrello (un mix tra Jackie Chan e il gallo del Robin Hood Disney) canta cose senza senso. O magari è che la mia versione non ha i sottotitoli durante le canzoni.

Interessante. Ma annoia.

E poi è Miike, e da Miike voglio di più.

 

 

 

killed by: ichi a 14:47 | link | |

lunedì, 30 maggio 2005

Versus - Ryuhei Kitamura – JAP 2000

http://www.ryuhei-kitamura.com

Voglio difendere Kitamura. E’ la mia battaglia personale. Almeno per la prossima mezz’ora.

Perché in giro per la rete è pieno di gente che lo accusa. Facile dire che i suoi film non hanno contenuti. Facile dire che sono un susseguirsi di pose tamarre  e che la trama è spesso poco più che un pretesto per far picchiare la gente.

Facile, si, e fondamentalmente vero.

Premetto che è l’unico film che ho di kitamura, oltre al più recente (e qualitativamente inferiore) Azumi. L’idea che mi sono fatto è che sia andato calando. Che abbia tentato di prendersi sul serio, fallendo in modo più o meno plateale.

Ma Versus è, nel genere una perla.

Due evasi, aiutati nella fuga da un gruppo di yakuza, si incontrano con questi in un bosco.La quiete dura poco, il tempo di impugnare le pistole. Ma in quel bosco è posto il 444esimo portale  (in tutto sono, guarda caso, 666) da cui si accede ad un altyra dimensione. E la gente, in quel bosco, si rifiuta di morire…

Due ora di splatter. Due ore di telecamera a mano che compie traiettorie circolari intorno agli attori per poi fermarsi sempre nel punto peggiore (Sam Raimi in Evil Dead ha fatto scuola).

Due ore di samurai che sparano a zombie che inseguono yakuza che uccidono zombie che ubbidiscono a demoni armati di bazooka mentre tutti si picchiano a colpi di kung fu.

Due ore di effetti speciali fatti in casa e per questo riuscitissimi, di siparietti demenziali e personaggi degni del più trash/cool dei manga, fino all’apocalittico (e in realtà affatto scontato) finale.

Versus mi è piaciuto.

E’ divertente, molto ben girato, cita e prende in giro un po’ chiunque, mischià un po’ qualsiasi genere senza pretese e senza perdersi.E' un Kill Bill (lo so, il paragone è al limite della blasfemia) meno patinato, fondamentalmente più stupido.

Se apprezzate un certo genere di tamarrate gratuite (io ne vado matto) è pieno di trovate geniali.

Come non affezionarsi alla coppia di poliziotti, (in teoria i buoni!) di cui uno (quello scemo) se ne va tranquillamente in giro con un arto mozzato e sanguinante,  mentre l’altro si divide tra kung fu e guida alla Carmageddon?

Come non amare lo yakuza folle con il coltello che spare sempre e solo in posizioni improponibili?

Come non desiderare follemente le enormi spade/bazooka/uzi/carrarmati che un po’ chiunque estrae da non si sa dove alla Dead Or Alive?

Come non stimare il protagonista che picchia più volte la dolce metà che gli zombie?

Ecco, mi sa che dopo lo guardo di nuovo…

 

 

 
 
 
 

killed by: ichi a 13:51 | link | |

Il castello errante di Howl - Hyao Miyazaki -jap  2004

L’ultimo film diretto da Miyazaki è uno dei più bei film di Hyao Miyazaki. E chi ne ha visto anche solo uno sa cosa significhi.

Miyazaki può portare avanti un film per due ore, senza che accada assolutamente nulla.

Senza cattivi sanguinari, trame intricate, finali a sorpresa e grandi avventure.

Oppure può prendere tutti questi elementi e mischiarli tutti, non fa differenza.

Ne uscirà sempre e solo un film di Miyazaki.

Riuscirà comunque ad emozionarti, farti sorridere.

E non sorprendetevi se girandovi magari verso la vostra finestra l’espressione che avete faticate a ricordarvi dove l’avete imparata. Si, siete sempre voi.

Magari credevate di non essere neanche più in grado di sorridere così.

 

Sto divagando, è più forte di me.

Difficile giudicare un film di Miyazaki senza partire dagli altri.

La passione per il volo, per i viaggi, per le macchine a vapore.

La passione per l’infanzia, i sogni e le favole, la natura e gli spiriti.

Miyazaki va capito, vissuto e idolatrato.

 

E questa era la premessa.

 

Sophie lavora in un negozio di cappelli in periferia. Fuori dalla sua finestra, la guerra.

Un giorno come tanti altri l’incontro un mago misterioso. Una strega, per gelosia, la trasformerà nella  anziana governante del castello di Howl, abitato proprio dal giovane mago…

Di nuovo un mondo in guerra, un passato che strizza l’occhio ad un ipotetico futuro, dove lo steampunk si fonde con la tradizione giapponese e con la solita caratterizzazione europea delle città.

Di nuovo personaggi splendidi, dallo spaventapasseri al castello stesso, di nuovo vita di tutti i giorni, pulizie, panni stesi al sole e abbondanti colazioni.

Di nuovo quella sensazione strana che ti convince che Miyazaki sappia esattamente cosa vorresti vedere in quel momento, ma che te lo mostri solo perché è esattamente quello che vuole vedere anche lui.

Un suo film è come il quaderno da disegno di un bambino timido e paffutello. Come limite la fantasia. Solo che al posto dei pennarelli lui ha lo studio ghibli. Che poi è la stessa cosa. Il punto è che il film è splendido.

Il punto è che a Miyazaki piace far volare le cose.

Se miazaki potesse farebbe volare anche me.

Non è detto che un giorno non si metta in testa di farlo.

  

killed by: ichi a 00:44 | link | |

domenica, 29 maggio 2005

Love Battlefield - Cheang Pou Sai - HK 2004 

Yui e Chin. L’incontro, l’amore.

Lui, infermiere, incontra lei. In campagna, l’aiuta a raccogliere la scarpa caduta nel fiume.

Le camice leggere addosso, la bicicletta.

Lui le dà un passaggio.

L’amore, con alti e bassi. Le incomprensioni, le liti, i sacrifici che tutti, ogni giorno, siamo portati a fare. E alla fine le tanto desiderate vacanze.

In Europa, per ricucire tutto, riavvicinarsi, innamorarsi ancora.

La macchina di Yui è scomparsa. Lei vorrebbe partire comunque, fregarsene, sentirsi nonostante tutto fuori dalla routine che l’allontana daYui. Lui è preoccupato,razionale.Decide di restare.I due si separano.

Da quel momento in poi, l’inferno.

E soli, all’ inferno, i due si ritrovarenno, cercandosi, perdendosi ancora per poi di nuovo ritrovarsi, amandosi come quell’estate…

 

Love Battlefield spiazza e stupisce. Per il netto cambio di registro, di genere, di atmosfere.

Love Battlefield è per chi ama le storie d’amore. O i thriller. O il cinema.

E’ per chi piange con qualsiasi cosa, stavolta ne avrà motivo davvero.

E’ per chi ancora sostiene di non piangere davanti a nulla. Potrebbe cambiare idea.

Registicamente perfetto, coinvolge, appassiona e porta all’immedesimazione totale.

Poi commuove e , spietato, torce lo stomaco come solo poche volte.

 

Poi commuove ancora.

E ancora.

E ancora.

killed by: ichi a 19:35 | link | |

Dragonhead - jap 2003 - George Iida

Tre ragazzi bloccati in un tunnel sembrano essere gli unici sopravvissuti di un incidente ferroviario. Scopriranno presto che la situazione è ben più grave…

 

Film catastrofico sulla scia di  L’alba del giorno dopo (o almeno così dicono in giro, io affinità non ne ho trovate eccetto la magnificenza degli scenari e le pretese da blockbuster), in cui scenari post apocalittici e lande desolate fanno da contorno ad una situazione decisamente poco rosea.

L’impatto iniziale è spiazzante, ci si trova combattuti tra la tensione dovuta alla drammaticità e le risate dovute all’interpretazione.

Complessivamente recitato maluccio, il film è infarcito di involontaria comicità, vedi il protagonista che assaggia il pavimento con una frequenza imbarazzante, o le espressioni da idiota (sempre del protagonista).

Nonostante questo il film risulta decisamente gradevole, intrattiene e appassiona, e risulta curato ben oltre il punto di vista audiovisivo.

Punto di vista che comunque merita di essere approfondito, con una rappresentazione post disastro della terra spettacolare e credibile, curata da quel genio che avrebbe poi curato le scenografie di Casshern.

 Solo la scenografia e le sequenze finali valgono la visione del film, che per fortuna ha anche altro da offrire. A partire dalla regia, ottima (nonostante qualche momento al rallentatore) e in grado più di una volta di lasciare a bocca aperta lo spettatore. In Dragonhead non è tanto cosa viene rappresentato, ma come. E non solo visivamente.

Pur essendo una visione tutt’altro che impegnata infatti, Dragonhead ti spinge a pensare senza mai costringerti.

Insomma i contenuti sono lì, pur poco approfonditi, ma comunque interessanti (vedi il wachowskiano "pillola rossa o pillola blu").

Piacevole, a patto di non cercare il capolavoro a tutti i costi.

qualsiasi ipotesi stiate facendo sul similmutante qui sopra siete fuori strada.

killed by: ichi a 18:36 | link | |

Kung Fusion (Gong Fu) – Stephen Chow – 2004
www.kung-fusion.it
 
 
 
Dopo i primi 3, bellissimi, minuti di KF, ho provato per l
a prima volta l’irrefrenabile impulso di andarmene.
Esattamente alla prima battuta, nella stazione di polizia. Dopo il piano sequenza sulle espressioni degli agenti. Si, alla prima battuta in dialetto siculo.
Ma se il doppiaggio è pessimo, fuori sincrono e nei vari dialetti italiani (a prescindere dalla scelta del dialetto, è fondamentalmente fatto male), vi assicuro che c’è di peggio.
La traduzione dei dialoghi, infarcita di volgarità, pizze, coratella, schiacciatelle e detti popolari è quanto di peggio abbia mai visto al cinema. Si, peggio di chi ha tradotto il titolo del film di Kauffman in “se scappi ti cancello”.
(sto piangendo. Giuro)
Superato lo shock (vi assicuro che non è stato facile) perdersi nel film è facilissimo. Citazioni, riusciti siparietti, effetti speciali fantastici, combattimenti alla Dragonball e filtri e computer grafica ovunque. Completano il tutto un ottima fotografia, inquadrature esaltanti, musiche tra il western, il gangster movie e il tradizionale riuscitissime e una regia serrata.
Una gioia per i sensi, ma non solo.
La trama è delle più semplici. Una gang criminale prende di mira un quartiere, che si scopre non essere poi così indifeso. Una coppia di imbranati vorrebbe farne parte (sempre della gang), senza averne l’indole ne le capacità. Tutto qui.
Il resto è palazzi divisi a metà con le mani, simil-agenti Smith che volano per tutto lo schermo, valorosi panettieri e indomiti facchini, proiettili fermati con le dita, sarti sculettanti esperti di kung fu, un esilarante parrucchiere esibizionista e una rumorosa padrona di casa, inseguimenti (a piedi) alla velocità della luce, gatti affettati, coltelli retrovisori, musicisti assassini, l’eletto, campane funebri, porte alla Shining, kung fu, Stephen Chow e lecca lecca.Tutto senza che per un solo momento si abbia il tempo di pensare ad altro.
Menzione particolare per l’immancabile e pretestuosa love story che, vi assicuro ne ignoro il motivo, riesce ad essere molto più intensa del dovuto (l’abbraccio sotto il poster è poesia pura).
Dopo due giorni sono ancora troppo esaltato per pensare che non sia un capolavoro.
 

killed by: ichi a 10:21 | link | |

http://www.ichithekiller.com/

scriverò qualcosa domani.

forse.

killed by: ichi a 00:09 | link | |

sabato, 28 maggio 2005

serata di merda.

mi sono perso i death of anna karina.

kung fu hustle è doppiato da schifo.

apro un blog.

 

killed by: ichi a 23:35 | link | |