io sono tetsuo and i've got the power of grayskull
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Bright Future - Kiyoshi Kurosawa - Jap 2003

Difficile raccontarne la trama senza anticipare nulla. E rovinare la visione di un film del genere è l'ultima cosa che vorrei fare.
Bright Future inizia parlando di due ragazzi, due amici, legati tra di loro quanto distanti dal resto del mondo. Un evento tragico e inaspettato porterà all'allontanamento di Mamoru, e a Nimura non resterà che la medusa l'amico (Tadanobu Asano) teneva in una vasca. Nimura si renderà presto conto di essere in un momento fondamentale della sua vita...
Bright Future è un film splendido, sia visivamente che dal punto di vista emozionale. Eccezionalmente diretto e molto ben recitato (su tutti il padre di Mamoru), riempie lo sguardo di filtri, sgranature. In un film come questo però, l'aspetto tecnico conta veramente poco.
C'è molto altro in Bright Future. Molti altri rapporti umani, spezzati dopo anni o troncati sul nascere, molte altre scelte significative, ostacoli da superare.
Bright Future ti segna, inevitabilmente.



In stereo: An Albatross "We are the lazier viking"

Waking Life - Richard Linklater - USA 2002

Waking Life è girato in "rotoscoping animation", una tecnica che mescola attori in carne ed ossa con computer graphics e disegni fatti a mano. Gli attori (tra gli altri Ethan Hawke e July Delpy) e lo spazio sono ripresi con camera digitale e in seguito "ricalcati" sulla pellicola, con un effetto strano ma piacevole.
Wiley Wiggins dorme, o crede di dormire. E ogni volta che crede di essersi svegliato, si rende conto di sognare ancora. "Siamo noi a vagare dormendo nel nostro stato di veglia, oppure attraversiamo da svegli i nostri sogni?"
Attraverso il viaggio di Wiley, siamo spettatori di una serie di dialoghi. Assistiamo a conversazioni profonde, complesse, ricche di citazioni e a volte difficili da comprendere, che però per fortuna non cadono nella facile trappola del pretenzioso, o dell'ampollosità fine a se stessa. In waking Life si discutedi fede e razionalità, del rapporto tra sogno vita reale, di ciò che ci attende dopo la morte, di cinema.
Tanti gli interrogativi, tanti i dubbi per quelli che sono a tutt'oggi aspetti di noi stessi che spesso fatichiamo a gestire. Il sogno di Wiley, se di sogno si tratta, cercherà di chiarirci le idee. Forse di complicarcele ulteriormente. Comunque un film da vedere.


In stereo: Strike Anywhere "Exit English"
Mi sono reso conto di come da un pò stia recensendo solo film dai contenuti nulli, e di come questo possa intaccare la mia fama di instancabile intellettuale. Rimedio subito.
Kung Pow - Steve Oedekerk - USA 2002

Molti si ricorderanno di Steve Oedekerk, regista dal nome impronunciabile, per lo struggente seguito di "Ace Ventura", o per "Patch Adams". I più attenti e fortunati anche per la serie di parodie recitate interamente da pollici. Come dimenticare opere come "Guerre Ditali", "Bat Dito", "Ditanic"?
Qualsiasi indizio porta ad una sola conclusione: Steve Oedekerk è talmente stupido da fare il giro ed essere un genio, un illuminato.
E poi c'è "Kung Pow".
Per annientare il prescelto ancora in fasce, il terribile Betty stermina la sua famiglia. La vendetta del prescelto, ormai divenuto un terribile guerriero, sarà terribile.
Steve (non fatemi riscrivere il cognome...), da sempre appassionato di kung fu movie, è riuscito a coronare il sogno di una vita.
Ha comprato i diritti di “Tiger & Crane Fist”, b movie del 1976, ne ha interamente ridoppiato (male) i dialoghi, ha aggiunto qualche sequenza (poi "invecchiata" grazie al computer per non stonare con il resto) e soprattutto ha incollato se stesso al posto del protagonista.
Il risultato è il film più idiota che mi sia capitato di vedere, in assoluto. E mai sentirmi un totale idiota mi ha dato così tanta soddisfazione. Forse una volta, ma è un altra storia.
Un certo Francesco Russo, su tempimoderni, parlando del film dice:
"Ne è risultato un esperimento svincolato dall'ordinario processo creativo, d'ingannevoli aspettative e in ogni caso non conducibile alla struttura morfologica di un’operazione cinematografica"
"...dell'autore, tutt'al più artefice di un dozzinale procedimento metatetico contaminato d'oziosi artifici narrativi, l'abuso di cliché deteriorati..."
e altre perle simili.
Si. Però io magari sono strano eh, e ci vedo solo una minchiata di proporzioni bibliche, solo divertente come pochi altri film sanno essere.
E poi sto francesco russo spezza anche una lancia in favore del doppiaggio italiano di Kung Fu Hustle. Che no, non è considerabile come opinione parsonale. Lo so, c'entra poco, ma è per dire che del signor Russo non bisogna fidarsi.
Esilarante.



In stereo: stranestorie, che mi è stat vicino nei momenti di difficoltà, che ha creduto in me quando nessun'altro pensava potessi farcela, che mi ha insegnato a mettere i link. Senza di lei non sarei qui, adesso.
Casshern - Kazuaki Kiriya - Jap 2004

Sono del parere che un film vada apprezzato per quello che è. Penso che ne vadano colti gli aspetti positivi (qualora presenti) senza curarsi troppo di quello che manca o di quello che sarebbe stato se. E' il modo migliore per affrontare al meglio la visione di film complessivamente mediocri, che magari si dividono tra sequenze splendide e porcate indegne.
E' il caso di Casshern ,tratto dallo splendido anime Kyashan, e il rammarico è tanto. Accettabile all'inizio, la trama viene confusa all'inverosimile come solo in giappone sanno fare, tanto da impedirmi di riportarla decentemente. E nonostante il nonsense dilaghi, il tutto non stenta a risultare pretenzioso.
Considerano le enormi potenzialità della licenza, Casshern non può che essere considerato criminale.
E qui si ritorna al discorso iniziale.
Casshern da vedere è splendido. Davvero.
Se amate la fotografia patinata (se ne occupa lo stesso di Dragonhead), se l'effetto playstation non vi spaventa, Casshern è uno spettacolo per gli occhi. Ogni singola sequenza è effettata e plasticosa e filtrata all'eccesso, e il risultato è straordinario. I paesaggi, gli interni, la cura per i costumi lasciano a bocca aperta.
E l'unico, maestoso, epico combattimento contro l'esercito di robot vale da solo la visione.
Si, perchè Kyashan vola, combatte e distrugge esattamente come nell'anime, ne richiama l'essenza stessa.
Per quei cinque, fatidici minuti, la poesia dell'anime, la disperazione della guerra, la tristezza stessa di Kyashan e le sue evoluzioni tra le esplosioni, debitrici di quei disegni di tanti anni fa, rivivono, uscendone più forti. Peccato duri tutto così poco...
Casshern è un prodotto sicuramente curato (anche la colonna sonora, a cui non ho accennato, lo è), ma certi difetti per alcuni sono giustamente imprescindibili. Io sono stato contento dell'acquist. E lascerò che siano le foto a spiegarne i motivi.








In stereo: Taken "Between Two Unseens" ; Outbreak "You Make Me Sick"
Survive Style 5 + - Gen Sekiguchi - Jap 2004
Pensando a come raccontarne la trama sono arrivato ad alcune conclusioni:
1) La trama è geniale.
2) La trama è un casino pazzesco.
3) Qualsiasi informazione equivarrebbe ad un colpo di scena in meno.
Quindi basti sapere che:
C'è una pubblicitaria con delle idee geniali, un ipnotizzatore latin lover, un uomo che tenta di uccidere la moglie, uno che crede di essere un uccello, un killer decisamente suscettibile, e un gruppetto di sfigati con uno più sfigato degli altri che fanno delle conversazioni bellissime. Le loro storie finiranno immancabilmente per incrociarsi.
Poi c'è questo Sekiguchi, un pubblicitario, che ne tira fuori un film divertentissimo, coloratissimo e tutta una serie di altri aggettivi che finirebbero in 'issimo, e che quindi evito. Splendidamente esagerato, surreale, Sakaguchi ti porta sempre fino al limite del credibile, spesso molto oltre, mantenendo, anche se mai apertamente, uno sguardo realistico e concreto.
Se volessi trovare un senso al tutto, se volessi leggere tra le righe (ma neanche poi molto), di contenuti ne troverei anche. Ma, parliamoci chiaro, chi ha bisogno di contenuti quando
1) Lei tira i pugni. Nel senso Mazinghiano del termine. Giuro.
2) C'è Asano. Che deve aver fatto un film carino una volta. Mi verrà in mente, prima o poi...
3) Lui vola, e in quel momento l'avrei abbracciato.
4) Lui ha la macchina a fiori. Ma non tipo furgone hippy. A fiori tipo prato. E disegna cerchietti e occhi sull'impermeabile.
5) C'è Vinnie Jones, che ha fatto quella figata di The Snatch, che ha un accento improponibile, e che gira in coppia con uno che traduce tutto quello che dice mentre lo dice. Il che fa molto ridere.
6) Lei è morta. Ma ha dei vestiti bellissimi. E lui ha la casa più bella e _ _ _ _ (aggiungere uno, a caso, o tutti, gli aggettivi usati finora. I sinonimi non sono il mio forte) mai vista.
(Davvero queste cose le ho pensate tutto da solo? Voglio dire, i vestiti? la casa? non ho detto lei ha delle tette, ho detto ha dei vestiti. E ho detto casa invece di televisore al plasma. Un motivo dovrà pur esserci.)
7) (volutamente cumulativo e confuso) c'è cam bebi cam bebi cam bebi e i will survive fatta dai cake e l'ipnotizzatore è un figo e si ride tanto (tanto) e tutto è colorato e lei gli addobba la casa e in macchina tutta la famiglia fa i cori punk e lui fa po po po e
E poi è trendy, è pop, e kawai. Tre cose che tendenzialmente odio.
Bellissimo.




Link of the Day: http://www.brycoli.it/It/index_it.html
In stereo: Assolutamente nulla feat "emulatore super nintendo"
Heat After Dark - Ryuhei Kitamura - Jap 1999

Ce l'ho fatta. L'ultimo Kitamura in mio possesso. Ora posso tornare a vedere film più impegnati, film d'autore. Jackass the Movie, per esempio.
Gotou e Kanzaki si ritrovano in un bar, dopo il lavoro. La serata prende una piega inaspettata quando il primo confessa di aver appena ucciso un uomo, e chiede aiuto all'amico per disfarsi del corpo. Arrivati nel posto prescelto scopriranno che l'uomo non è affatto morto. E che ha chiamato rinforzi. Gotou infatti, non è stato del tutto sincero...
Quentin Tarantino.
E' quello che ho pensato durante tutta la prima sequenza. Telecamera che scorre, inquadratura che non supera mai l'altezza delle ginocchia. Dialoghi che partono da tutt'altro per arrivare agli immancabili omicidi. E la musica...
A Kitamura piace Tarantino.
Per il resto si tratta di un buon corto, interessante all'inizio, un pò lento nella parte centrale ma che si risolleva con il finale. Quaranta minuti in cui si mettono in luce quelli che sono i difetti, innegabili, del regista giapponese, ma anche e soprattutto i pregi. Ne ho già parlato più volte, Kitamura la telecamera sa dove metterla.
Le musiche poi, sequenza iniziale a parte, sembrano un misto tra brani tradizionali e quei tubi giganti da fricchettoni. Google dice i didgeridoo. I fricchettoni se ci si mettono sono una gran rottura di palle. Soprattutto con un coso di quelli in mano. Ma nel film ci sta bene.
Per il resto si sparano, anche se meno di quanto mi aspettassi. Parlano, quello sempre molto, e si sparano ancora. Qualche ottima intuizione, protagonisti fighi, le solite tamarrate (su tutte Kanzaki che piazza due pistole sulla tempia e sulla mano del trafficante, date uno sguardo alla seconda foto) sempre e comunque ben accette, e un Kitamura più serioso del solito.
Se il film dura poco (una cinquantina di minuti) Kitamura ha meno possibilità di fare danni.




Link of the day: http://www.didgeridoo.it/
In stereo: Sir Mix A Lot "Baby Got Back" ; Bear Vs Shark "Terrorhawk"
Nulla di nuovo da recensire.
Quindi...

Go Pistons.
Sempre che Obi Uan Ginobili non abbia altre idee a riguardo...
Aggiornamento post gara 7:
Appunto.
Aragami - Ryuhei Kitamura - Jap 2003

Mi faccio coraggio, ancora Heat After Dark e con Kitamura ho chiuso. Almeno spero, c'è sempre il rischio che compri la sua versione di Godzilla. Se mai dovessi accingermi a farlo, per favore, sparatemi alle gambe.
Aragami è il frutto della scommessa fatta da Kitamura e dall'amico regista Yukihiko Tsutsumi. L'oggetto girare, in soli sette giorni, un film su un duello mortale con un unica ambientazione e due soli personaggi. Tsutsumi a quanto ho letto se l'è cavata bene con 2LDK, battaglia casalinga tra due coinquiline.
Due samurai, gravemente feriti, bussano alla porta di quello che sembra essere un tempio, in cerca d'aiuto. Al risveglio, l'unico sopravvissuto si troverà, in piena salute, a dover ringraziare uno strano samurai e una donna. In cambio dell'aiuto dato l'uomo chiede una sola cosa, morire combattendo.
Parto come al solito dai difetti. Kiatmura non mi lascia mai senza argomenti.
Aragami sembra girato in discoteca. In una brutta discoteca, ammesso che ne esistano di belle. Il film è ambientato praticamente in una sola stanza, che sembra arredata e addobbata a festa dal mago Othelma. Il fatto che sia ambientato tutto in una notte visivamente non aiuta.
In Aragami si parla. Tanto. Probabilmente troppo. Soprattutto considerando che per tutta la durata del film non c'è lo straccio di una singola frase non dico profonda, ma perlomeno intelligente. Intendiamoci, i dialoghi non sono brutti, sono normali. E' la quantità a non esserlo.
Va bene che è stato girato in meno di una settimana, ma tutto sembra di plastica, anche gli attori, costretti per non so quale motivo a massicce dosi di cerone (se avete visto Azumi sapete di cosa parlo).
Aragami è poi costantemente in bilico tra il prendersi troopo sul serio (e Kitamura non è in grado di girare un film serio) e le solite (per fortuna poche) uscite demenziali, che a conti fatti spezzano eccessivamente l'atmosfera.
Sarà che mi aspettavo una porcata, ma Aragami non è così male. Si, i difetti di cui ho parlato finora incidono e compromettono. Il fatto è che, stranamente, Aragami non annoia, tuttaltro. La trama poi non è così male, nonostante qualche esagerazione fuori luogo anche per Kitamura, e va detto ad onor del vero che per restare due ore a guardare due tizi troppo truccati che parlano, qualcosa di ben fatto ci deve essere. Ora, non sò dire precisamente cosa possa esserci, ma va bene così, perchè alla fine il film diverte, e il resto conta poco.
E poi, finalmente, si picchiano. Dopo aver parlato per ore, aver mangiato persone e bevuto vodka, finalmente fanno quello che uno si aspetta per tutta la durata del film. Lontanissimi dall'eleganza di Hero, o dalla violenza di Ong Bak, il combattimento finale è tutt'altro che da buttare. Kitamura, se si parla di sequenze tamarre (almeno quello), sa il fatto suo, e tira fuori anche le solite buone idee che sono l'unico vero motivo per vedere un suo film.
SPOILER!!! Probabilmente non farò un torto a nessuno, nel dubbio evidenziate. Gli spoiler non mi sono mai piaciuti, ma non potrei mai tenere per me una tale gemma. Sarei un egoista.
Il samurai padrone di casa si rivelerà la sua identità nel corso del film, lasciando sbigottito sia me che il non troppo sveglio visitatore per ben due volte: non contento di aver confessato di essere un goblin (e già mi basterebbe per picchiare il regista) si scoprirà essere (ho i brividi) Musashi Myamoto.
(ancora brividi)
Musashi Myamoto è un goblin. (bividi, tanti)
E devo ammettere che, per quanto l'idea sia da crocefissione immediata, vedere Musashi Myamoto che combatte, ovviamente con due spade (e che spade, date un'occhiata alle foto), volando per lo schermo tra effettacci e assoli metal è stranamente galvanizzante.
FINE SPOILER
Il finale poi, è una genialata, nonostante sia praticamente lo stesso di Versus (e che tenda a ricordare un certo Dead Or Alive di un certo Miike), e non può non divertire.
Alla fine il discorso resta quello fatto per Versus (che resta migliore, e di molto). Se vi piace il gener, se vi piacciono i film che a dispetto delle intenzioni del regista non hanno pretese, se siete fan del tamarro a tutti i costi, Aragami non è male, se non ci si è speso nulla.
Prima magari vedete qualsiasi film di Park Chan-Wook. E di Kim Ki Duk. Di Miike. E di dimolti altri. Poi dateci almeno uno sguardo.



In stereo: Against me! "As the eternal cowboy"
Longinus - Ryuhei Kitamura - Jap 2004
Devo smetterla con Kitamura. Smettere di difenderlo e soprattutto di vedere i suoi film. In un ospedale abbandonato, durante la guerra, fa irruzione un uomo che dice di essere un vampiro, e di voler recuperare la lancia di Longinus, in grado di sconfiggere i vampiri. Ma il contagio è già iniziato.
A questo punto uno si aspetterebbe i vampiri, ma a stento se ne intravedono un paio.
Ci si potrebbe aspettare combattimenti e sparatorie. Dei primi nessuna traccia, di sparatorie ad un certo punto se ne sfiora un inizio.
Ci si aspetta sangue e violenza e effetti speciali, ma anche di questo non ce traccia.
In pratica ad un certo punto uno pensa "Ok, il prologo è stato lunghetto, finalmente iniziano a fare sul serio". Poi ti accorgi che mancano sei minuti sul display del lettore dvd. Titoli di coda e finale buonista (e sconclusionato) inclusi. Si, perchè Longinus dura quaranta minuti circa. In cui non succede assolutamente nulla.
Ok, Kitamura sa usare le telecamere, e qualche idea buona ogni tanto la tira fuori. Ma non in Longinus.
Non trovo foto decenti. Qui il trailer: www.ryuhei-kitamura.com
In compenso, per una volta che non compro dvd di pessima qualità, tra i contenuti speciali ho trovato un paio di video di pessima musica e
The Messenger - Ryuhei Kitamura - Jap
Una misteriosa donna in nero si aggira portando messaggi di morte a quello che sembra essere un capobanda. Lei è un assassina nota come "The Messenger", lui fa semplicemente male a sottovalutarla.
Un cortometraggio, della durata di venti minuti circa, ottimamente fotografato (con registri luminosi e opposti a quelli di Longinus) e molto ben diretto, dall'atmosfera trendy e patinata, buona per le riviste di moda ma stranamente molto convincente. La storia non è chiarissima, ovviamente manca il prima e il dopo, ma complessivamente risulta molto più affascinante e curato del film a cui fa da contorno. Solite belle idee registiche (Kitamura conferma la bravura nel muovere nel posizionare la camera), solita gioia per gli occhi (il tavolino rosso fa davvero effetto), e solita abitudine di prendersi troppo sul serio del regista. Interessante.
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In stereo: "Eternal Sunshine Of The Spottless Mind ost" ; Planes Mistaken For Stars "Fuckin Fight"
Batman Begins - Christopher Nolan - USA 2005
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Adoro Nolan. Nonostante il piccolo passo indietro compiuto con Insomnia, è dai tempi di Memento che penso sia uno dei migliori registi occidentali in circolazione. Una dimostrazione di come il genio possa andare di pari passo con la tecnica, mantenendo una visione distorta e malate delle cose.
E amo Batman. Il fumetto, i film. Vedevo anche quella porcata di cartone animato. Avevo persino completato un puzzle di nono so quanti (ma tanti) pezzi che lo riguardava, per non parlare dei giochi sul Megadrive.
Quello che stò per scrivere è frutto anche delle considerazioni espresse finora.
All'idea che potesse lavorare con un soggetto come Batman sono rabbrividito e allo stesso tempo ho sperato nel film definitivo.
Quello a cui ho assistito stasera è probabilmente il miglior film dedicato all'uomo pipistrello che sia mai stato girato. E questo pur essendo tuttaltro che privo di difetti. Ti trascina rapidamente, molto rapidamente, eppure tutto succede solo al momento giusto. L'attesa di vedergli indossare il costume è ripagata dal sapore epico che ha vedere Batman che sorvola Gotham City, dalla Batmobile (si si, non sarà elegantissima ne fedele al fumetto, ma per una volta dico chissenefrega), dai momenti di silenzio, in cui sai che lui è lì, ma non puoi vederlo.
Ma è dai difetti che voglio iniziare, via il dente via il dolore.
Il doppiaggio è nella media, con delle punte di tristezza proprio nel personaggio di Waine (parla come una ballerina brasiliana dalla dubbia identità sessuale) e punte di mediocrità nel personaggio di Katie Holmes (la doppiatrice se la cava, ma è quella che la doppiava in Dawson Creek, in cui aveva 16 anni...). Ma ormai con al doppiaggio da cani sono abituato.
Morgan Freeman ormai è in qualsiasi film. Non vale la pena parlarne...
La sceneggiatura, pur solida, è così piena da riempirci almeno altri tre o quattro film. Uno sulla nascita del supereroe e sul suo passato, uno contro il mafioso di turno, uno contro lo spaventapasseri. Non è male, si, ma c'entra pochissimo...), uno contro Katie Holmes.
E Katie Holmes. Giuro che prima di entrare nel cinema non la odiavo. Avevo anche apprezzato il suo cammeo (leggasi "tette") in The Gift. Ma tutto ciò che la riguarda in batman Begins fa acqua. Rompe l'atmosfera, e non solo quella. E totalmente fuori ruolo, è irritante, ha una sola espressione (le faccine di cui abusava in Dawson Creek) e dice frasi stupide, o comunque di una banalità disarmante ("aspetta! mi hai salvato la vita, dimmi almeno il tuo nome!"). Basti pensare che il momento in cui più di tutti contribuisce alla causa del film è quando, nelle scene finali, si candida, del tutto gratuitamente (Nolan, perchè?), a miss tailleur bagnato. Sostituibile con chiunque. Lo spaventapasseri stesso a volte convince poco...
E poi i combattimenti. Probabilmente non sarebbero male. Magari mi sarebbero piaciuti, se Nolan non avesse deciso di non farmici capire una mazza. Capisco il togliere visibilità all'azione per incentrarsi sul lato umano, va benissimo il non farlo diventare Batman Reloaded, ma a tutto c'è un limite e quando ci si riduce a flash di cazzotti dati da non si sa bene chi il risultato è solo il rincoglionimento.
Detto questo, posso lasciarmi andare: Batman Begins è uno spettacolo.
Christian Bale se la cava più che bene (voglio sapere come fa a passare da anoressico a ipertrofico in un mese), e conferma di avere se non un grande talento, di sicuro un ottimo gusto nello scegliersi i film (il poco pubblicizzato Equilibrium e L'uomo senza sonno su tutti). La storia come detto è fin troppo piena, ma prende subito e trascina fino alla fine senza sforzo. Nolan ti riempie di informazioni, avvenimenti, flashback e incubi ad occhi aperti ad una velocità che può funzionare solo se retta da una gran classe. Ti porta in carcere, poi ti racconta l'infanzia di Bruce, poi il futuro precedente alla prigione, poi l'infanzia, poi l'addestramento, poi. Nolan di classe ne ha da vendere.
Gotham City sembra viva pur morente, tra i fumi e le fiamme che illuminano la notte. E Batman, oscuro e tormentato, grosso e cattivo, nero come la sua anima. Più rozzo del solito, più spavaldo, lontano dall personaggio gotico e chic a cui siamo stati abituati. Forse lo diventerà, ma nono ora. Ora Batman è lui, non ho dubbi.
Batman Begins è un film sulla paura. Nasce con la paura, e sulla paura continua a crescere. Bruce Waine diventa Batman perchè ne ha paura. Lo stesso fumettistico sviluppo del film è basato su un virus che genera terrore. E, in una delle scene più riuscite e inaspettate, vediamo finalmente Batman sotto forma di paura stessa, nero, così come appare nei peggiori incubi dei criminali che affollano Gotham City. La paura è il modo di Nolan di fare comunque un film alla Nolan.
Forse mi aspettavo un film più intimista, con meno azione. Mi aspettavo un film disturbante su un personaggio disturbato. Ma per due ore e mezza me ne sono dimenticato totalmente...
Un ritorno all'altezza della leggenda.





In stereo: The Promise "Biliever" ; Negramaro "Mentre tutto scorre" ; Throwdown "Vendetta"
E questo mese niente film. Il mio stipendio lo butto qui: http://hollywoodcostumesandparty.com/
Lo so, non ho ancora imparato a mettere i link. Aspettate solo che mi arrivino gli artigli in adamantio...
Throw Down - Johnnie To - 2004

Throw Down è il mio primo film di To. Di sicuro non sarà l'ultimo.
Sze-To ha ormai abbandonato il Judo, vivendo di espedienti. Mona vorrebbe cantare, ma non riesce ad avere successo. Tony vuole sfidare Sze-To, che ormai è l'ombra dell'uomo che era. Per questo i tre si trovano a suonare nello stesso locale. La morte del maestro di Sze-To sarà la spinta per cambiare le cose...
La trama è semplice, lineare, e così lo svolgimento, ma Throw Down è un film difficile da descrivere, e meno immediato di quanto possa sembrare. E' un film ironico e triste, intenso e disarmante nel suo mettere a nudo i personaggi. To si esprime con la musica quanto con le immagini, fecendo si che nessuna prevalga mai sull'altra, abbagliando e stordendo, e strappando più di un sorriso. E un film semplice, in cui i personaggi si esprimono con il judo oltre che con le parole, e solo con il judo riescono a capirsi. Oltre a questo non so dire perchè TD mi sia piaciuto così. Forse è un altro film in cui conta il come più che il cosa.
E' possibile parlare di TD senza accennare alla splendida scena della fuga dalla bisca?
Probabilmente si. Per fortuna, c'è molto altro.




listening to: Envy "all the footprints..." ; Blacklisted "we're unstoppable"
Lovers Concerto - Lee Han - Kor 2002

Lovers Concerto è il classico triangolo amoroso tra il ragazzo buono e impacciato e le due amiche con i caratteri opposti. Il resto, a parte i (prevedibili) ribaltoni finali, nella storia è totalmente superfluo.
Lovers Concerto parla di amicizia, di amore. Di sostegno reciproco. Non dice nulla di nuovo, ma lo fa con una delicatezza che solo pochi film hanno. Coloratissimo, sempre visivamente curato, per quasi due ore non succede nulla. Ma le piccole cose, la dolcezza dei gesti e degli sguardi, la nostalgia per delle situazioni che per cultura possiamo aver vissuto solo agli inizi dell'adolescenza, a dispetto dei vent'anni suonati dei protagonisti, fanno si che il film scorra piacevolmente. E lasci quella sensazione di meraviglia tipica dell'infanzia, causa spesso dell'espressione più idiota a nostra disposizione. Come sfogliare l'album dei ricordi più belli.
E' imperfetto, a tratti è eccessivamente lento, è puro intrattenimento. Ma non riesco davvero a parlarne male.
Anche perchè vedere i tre commuoversi al cinema, durante un inaspettata proiezione de "Il Postino", non ha prezzo.
Tra l'altro lui è il tipo di My Sassy Girl. In effetti interpreta più o meno lo stesso personaggio. In un film per certi versi simile. Ma ha una faccia simpatica, e quindi può andare.




Acacia - Park Gi-Hyeong - Kor 2003
Jin-sung, bambino difficile e dallo strano talento artistico, viene adottato da Mi-sook e Do-il. Tutto sembra andare bene, nonostante le ossessive attenzioni del bambino verso l'albero davanti casa. Finchè Mi-sook non rimane incinta...
Mi aspettavo molto di più. Ne avevo letto bene, ed ero ansioso di vedere un horror fuori dai classici clichè orientali. Acacia non convince, nonostante abbia poco a che spartire con The Ring e soci. Ha come limiti una freddezza eccessiva, un distacco che alla fine paga con il disinteresse. Questo nonostante qualche sequenza gradevole (quelle con il filo rosso ne sono un chiaro esempio) e delle belle inquadrature ogni tanto.


Un fine settimana fatto di arrivi insperati e acquisti azzardati. Mi sono arrivati i film che aspettavo da più tempo. Mi spettava un dvd in omaggio, la mia scelta era caduta su The Eye. Ma il signor spedizioniere è rincoglionito, e mi ha mandato Red Eye. A parte che ci ho messo venti minuti di ricerca su internet per capire che film fosse (gli ideogrammi non sono il mio forte), almeno sembra ben girato. Trattasi probabilmente dell'ennesimo horror con le bambine coi capelli davanti agli occhi. Se qualcuno lo ha visto si faccia sentire, di discutere per farmelo cambiare proprio non mi va.
In compenso ho deciso di rendere inutile il mio lavoro del mese scorso, e mi sono dato agli acquisti: New Blood (Love Battlefield è un gran film, speriamo bene...), Shiri (c'è Choi Min-Sik), Jiang Hu (se l'ho comprato un motivo devo averlo avuto...), Natural City, Dead Or Alive 2 e 3 (voglio ancora bazookae fireball...), Doppleganger, Dark Water (devo vederlo prima che arrivi il remake) e Kung Fu Hustle (una seconda visione della versione italiana potrei non reggerla).
Qualcuno dovrebbe fermarmi. Ovviamente sono tutte versioni in cui i sottotitoli sono il massimo degli extra, ma me ne pentirò comunque. Urge qualche lavoretto extra, inventerò qualcosa.

Danny The Dog - (Unleashed) Louis Leterrier - 2005
Danny (Jet Li) è un picchiatore, praticamente un killer a comando, agli ordini di un delinquentello locale (Bob Hoskins). Si comporta come un cane, pronto ad azzannare appena gli viene tolto il guinzaglio, perchè da cane è stato cresciuto. Abituato ad obbedire, la sua vita è fatta di sola violenza. Fino all'incontro con Sam (Morgan Freeman)...
Una regia stordente, sempre in movimento, che prende a piene mani dai migliori registi europei (Guy Ritchie, M. Kassovitz) come dal cinema d'oriente, sempre cosciente della lezione made in USA (Fincher). Senza inventare (quasi) niente di nuovo, Leterrier stupisce e convince, muovendo la telecamera in tutti i modi possibili. Tra piani sequenza, rotazioni folli e anche qualche graditissima (e riuscita) sperimentazione, c'è di che divertirsi, soprattutto se a coreografare le evoluzioni di Jet Li c'è Yen Wo Ping (Kill Bill, Matrix, Kung Fu Hustle...). Mi aspettavo (anche) un film d'azione, e non posso che ritenermi soddisfatto. Per gli appassionati, un Jet Li per esigenze di copione inedito, votato, a parte qualche eccezione, più al realismo del combattimento da strada che all'eleganza del kung fu, con un uso dei cavi nelle scene di combattimento contenuto e, finalmente, la sensazione che si stiano facendo male davvero. Alcune sequenze, come il combattimento iniziale o quello con l'uomo in bianco (realizzato in spazi strettissimi) lasciano immancabilmente il segno, valendo da sole, almeno per gli appassionati, la visione del film. L' azione stessa è meno prevedibile dello standard del genere, e anche quando non si vede nulla di nuovo (finestre rotte, gente che vole, incidenti) lo si vede fatto bene.
Danny The Dog ha però anche aspirazioni ben più alte...
L'idea di base è valida. Credo si possa considerare quasi originale, perlomeno trattata in questi termini. Come detto è molto ben diretta e fotografata, e le musiche (Massive Attack) sono splendide. Ma è proprio la sceneggiatura a presentare il problema maggiore. Scritta da Luc Besson, su cui ormai nutro forti dubbi, avrebbe le carte in regola per decollare, ma lo fa di rado, perdendosi spesso in indecisioni, ingenuità e soluzioni frettolose. La figura stessa di Sam, un pessimo mix di luoghi comuni che danno vita al triste Pianistanerociecoconfigliastraedrammafamiliaremultiploallespalle. Per non parlare di come si comportano lo stesso Sam e la figliastra, che trattano Danny (giustamente) come un bambino fin da subito, senza averci quasi mai neanche parlato. Senza dimenticare le imperdonabili scelte estetiche (di abiti, di pubblico, di armi...) nelle scene di combattimento nell'arena. Tutti esempi di come le idee (pur ottime) andrebbero incanalate con più attenzione.
Non siamo assolutamente di fronte ad un brutto film, tuttaltro. Casomai resta il rammarico per un occasione in parte sprecata, visto che spesso, anche dal punto di vista prettamente emozionale, il film colpisce nel segno, con un Jet Li che riesce più volte a far sorridere (nonostante il doppiaggio discutibile) e i Massive Attack a far emozionare.
Da vedere, almeno per la regia e per le scene d'azione. Ma i presenti in sala, anche se pochi e per lo più stranamente di mezz'età, hanno gradito anche il resto. E io con loro.
E poi sarà che ormai non penso ad altro, ma in una delle scene centrali del film ho notato una piccola citazione, per lo più nell'ambientazione. Magari un omaggio, velato. Magari i colori, i personaggi, magari (probabilmente) ho lavorato di fantasia, ma in una scena non ho potuto non ripensare ad un film coreano di cui tanto si è parlato ultimamente. Si, quello di Tarantino. A farmi piacere il film basterebbe anche solo questo. Prendetelo così com'è e divertitevi.
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Ab-Normal Beauty - Oxide Pang - 2004

Jiney, studentessa e aspirante fotografa, scopre nella morte un nuovo soggetto per i suoi scatti. Ma fotografare gli ultimi attimi di vita la porterà presto più in là di quanto avrebbe voluto. Fino ad avere a che fare con degli snuff movie...
Ab-Normal Beauty è una delle ultime opere di uno dei fratelli Pang (l'altro partecipa come produttore), i prolifici registi di The Eye (film che vorrei rivedere ma che ricordo riuscito) e relativi seguiti, oltre che di una serie di film meno pubblicizzati. Dall'esordio, Bangkok Dangerous (nei negozi quasi lo regalano), di strada ne hanno fatta molta, imparando ad incanalare le molte (fin troppe) idee nel modo migliore. Sono curioso di saoere se con il seguito(i seguiti) di The Eye hanno fatto un passo falso come si dice in giro...
Come spesso nella filmografia dei Pang bros, Ab-Normal Beauty è' un film riuscito, nonostante gli innegabili difetti. Altrettanto innegabile il talento del regista, con il classico stile da videoclip qui non solo presente, ma spinto all'inverosimile.Ogni singola inquadratura è infarcita di filtri ed effetti digitali, raggiungendo peraltro picchi qualitativi inaspettati. Le foto scattate da Jiney, le sue crisi, gli attimi di tensione sono tutti rappresentati in modo quanto più disturbante possibile. L'argomento fa il resto.
Ma se la parte iniziale è quella di un ottimo psicothriller, il film presenta le sue lacune nella parte centrale.
Il tentativo di deviare la storia verso il dramma familiare (con immancabile trauma infantile annesso) non sarebbe di per se negativo, ma è realizzato in modo troppo superficiale e scontato per essere credibile. La recitazione poi è spesso tutt'altro che da oscar (le protagoniste sono in realtà due idol, peraltro sorelle...), e il calo generale è lì a due passi.
Qui per fortuna l'ennesima svolta, peraltro, almeno in apparenza, abbastanza scollegata dal resto.
Si ritorna al thriller, ma questa volta tutto è più reale, fin troppo.
E' di nuovo l'eccesso a farla da padrone, anche registicamente (dove si raggiungono le vette più alte), tra filmati amatoriali e rapimenti, appassionando di nuovo fino alla sequenza finale, che oltre ad essere fotografata splendidamente tiene letteralmente incollati alla poltrona.
Decisamente consigliato, soprattutto visto che il genere spesso sembra aver setto quasi tutto...




Sto riempiendo di foto questo blog.
Fatto sta che ieri ho fatto acquisti. Intanto due film che mi incuriosivano, Survive Style +5 e Bright Future.
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Poi tre sontuose e apocalittiche minchiate: Longinus, Heat After Dark e Aragami.

Lo so, Kitamura è un idiota e blah blah blah. Ma infila sempre quel paio di scene tamarre che bastano a convincermi dell' acquisto. E poi HAD dal trailer sembra carino (ed è precedente a Versus, il che fa ben sperare), Aragami l'ho preso per vederlo in coppia con 2LDK (la storia della scommessa tra i due registi, non la ripeto che la sanno tutti) e Longinus l'ho preso perchè...non lo so. Ma immagino si diano tante botte. Poi ci sono i vampiri. E dura poco, così c'è più possibilità che non sia una totale vaccata.
Oldboy - Park Chan-wook - Kor 2003

Ho letto così tanto su Oldboy che finirei per copiare un pò da chiunque. Qualsiasi cosa ancora non scritta (o almeno non ancora letta da me) finirebbe per sembrarmi inadeguata, riduttiva.
Non ho visto la versione italiana, ma propendo per l'odio verso chi ha avuto anche l'idea di un possibile adattamento.
Se non ne parlo adesso non avrò più occasione per farlo. E me ne pentirei.
Sarò il più breve possibile.
Oldboy è probabilmente il film più bello che io abbia mai visto.
Tutta la sensibilità e la delicatezza di cui è capace l'uomo, in perfetto equilibrio con l'essenza stessa dell'odio, della paura.
Straziante, romantico ed estremamente violento, si, ma tenero ed ironico.
E quando parlo di violenza, non è certo a sangue e mutilazioni che penso. No, Olboy va oltre.
Ho sentito discutere su presunti buchi nella sceneggiatura. Inesistenti.
C'è chi ha avuto da ridire persino sull'eccessiva attenzione alla fotografia.
Tutto inutile, è un film perfetto.



In The Mood For Love - Wong Kar Wai - HK 2000
http://www.wkw-inthemoodforlove.com/

Wong Kar Wai racconta l'amore l'amore di Chow e Li-zhen, vicini di casa, uniti da uno strano e triste legame. I rispettivi coniugi sono amanti.
Li-zhen cammina lenta ma decisa. I vestiti sgargianti ne delineano le forme. Elegante, non passa inosservata. Per i molti uomini che la desiderano, non c'è traccia di dolore sul suo viso.
E' una storia di coincidenze, di paure e di violini, di drappeggi, sguardi e carta da parati, di desideri. E' la storia di come l'amore non sempre basti.
Chow e Li -zhen lo sanno, e lo esorcizzano a modo loro, cercando di vivere la loro storia da attori, distaccandosene prendendone parte come mai faranno nella vita vera.
Il tutto fotografato da Doyle. Toccante.

Sin City - Robert Rodriguez - 2005

"Walk down the right back alley in Sin City, and you can find anything... " _Marv
Il cast è semplicemente pompato. Ad un buon numero di attori famosi sono stati aggiunti una decina di comparse altrettanto (o quasi) famose. E pressochè inutili.Josh Hartnett ha in faretra un espressione sola. Una e mezza, contando quella con i baffi. Jessica Alba ha dalla sua innegabili doti. ma recitativamente siamo ai livelli del delfino che l'accompagnava qualche annetto fa. Alla fine è chiaro che un po' tutti gli attori secondari del film sono un buon modo per riempire la locandina. Non danno fastidio, ma aggiungono poco.
E Elijah Wood nel ruolo del killer cannibale è credibile quanto Mucciaccia nel ruolo di Tyler Durden. O Tonio Cartonio in quello di Kaiser Sozer.
(in realtà tutto sommato padron Frodo se la cava bene, è tanto per criticare....)
(e, già che ci siamo, magari Jessica Alba qualcosa al film aggiunge. Ma siamo lì...)
Ok, mi sono tolto il dente.
"I'm Shellie's new boyfriend and I'm out of my mind."_Dwight
Sin City è fantastico. Visivamente l'impatto è incredibile. Sin City non è semplicemente tratto da un fumetto di Frank Miller. Sin City spesso è Frank Miller.
Lo intravedo nell'ultimo spietato abbraccio della donna in rosso;
è lì quando Marv consola Lucille, mutilata, sotto lo sguardo fisso degli orribili trofei che decorano la stanza.
Irrompe prepotentemente ogni volta che un semplice dispearato sguardo o un ricciolo di Goldie (e solo di Goldie) si accompagnano al bianco della notte.
E quando la pistola di Hartigan sancisce l'ultimo, inevitabile scambio, o quando ancora lui si tormenta prigioniero del metallo e delle sue stesse speranze, la mano di Frank Miller è lì, ferma a mezz'aria. In attesa di delinare le ombre che donano a Sin City una propria, pulsante consapevolezza.
"Killing? No. No satisfaction. Everything up until the killing, will be a gas." _ Marv
Rodriguez ha talento. In passato, pur con molte ombre, ha dimostrato di averne. Ma non così tanto. E se il suo tocco è evidente nelle scene d'azione (e nell'immancabile volo in bullet time di chiunque tocchi un proiettile), Tarantino si fa sentire, anche se sussurrando, negli intrecci, nei visi che si sfiorano senza toccarsi, scrivendo inconsapevolmente parti diverse della stesso storia.
Non tutto in Sin City è perfetto. Non tutto è così riuscito. Ma quasi.
Per il resto è dolore, è violenza. E' Frank Miller.

"Whatever he does you: don't scream." _Hartigan
Odio Splinder. E' la seconda volta che riscrivo tutto il post. Quindi:
Riassunto:
Su Sky, per tutta la durata di giugno, la domenica rassegna di cinema giapponese. Ho intravisto i nomi di Kurosawa, Tsukamoto, Miike. Merita uno sguardo attento.
Ho rivisto La foresta dei Pugnali Volanti. Voglio Sposare questa donna:

Si, nonostante la faccia da stronza.
Che ha. E' innegabile. Anche se a dirlo mi sento in colpa.
Ok, ne metto un'altra, per farmi perdonare nel caso dovesse leggere il mio blog.

Scusa Zhang.
Poi ho rivisto il francese "The Transporter".

Si, sposerei anche Shu Qi.
Nonostante...nonostante "So Close", ecco.
Inconfutabile dimostrazione che il mio è vero amore.
Ho anche comprato l'ultimo dvd de "I cieli di Escaflowne". Versione economica da edicola, se vi piace il genere merita davvero, soprattutto a quel prezzo, nonostante il Character Design a volte opinabile (il Costantino di turno è la versione fru fru di Lady Oscar). Colonna sonora bellissima.
E la locandina del film, non della serie, ma fa effetto lo stesso.
Crecando l'ultima immagine per il post precedente mi sono imbattuto in questo:

Walter Salles alla regia potrebbe far ben sperare. E che ultimamente non sopporto i remake.
Chissà perchè...
A questo punto mi conviene sbrigarmi a vedere l'originale. Così poi posso tirarmela con chi ha visto solo "lasolitaamericanatachel'originaleèmeglio".
Un fine settimana fin troppo pieno:










Poi c'è Sin City al cinema. Ben accetti consigli sul film da cui iniziare.
Mi dovrebbero arrivare in settimana :
Acacia

Breaking News

One Night In Monkock

Hypnotized (faceless beauty)

Lovers Concerto

Throwdown

speriamo bene...