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giovedì, 30 giugno 2005

Bright Future - Kiyoshi Kurosawa - Jap 2003

Difficile raccontarne la trama senza anticipare nulla. E rovinare la visione di un film del genere è l'ultima cosa che vorrei fare.

Bright Future inizia parlando di due ragazzi, due amici, legati tra di loro quanto distanti dal resto del mondo. Un evento tragico e inaspettato porterà all'allontanamento di Mamoru, e a Nimura non resterà che la medusa l'amico (Tadanobu Asano) teneva in una vasca. Nimura si renderà presto conto di essere in un momento fondamentale della sua vita...

Bright Future è un film splendido, sia visivamente che dal punto di vista emozionale. Eccezionalmente diretto e molto ben recitato (su tutti il padre di Mamoru), riempie lo sguardo di filtri, sgranature. In un film come questo però, l'aspetto tecnico conta veramente poco.

C'è molto altro in Bright Future. Molti altri rapporti umani, spezzati dopo anni o troncati sul nascere, molte altre scelte significative, ostacoli da superare.

Bright Future ti segna, inevitabilmente.

In stereo: An Albatross "We are the lazier viking"

killed by: ichi a 12:48 | link | commenti (6) |

mercoledì, 29 giugno 2005

Raccolgo l'invito di Ohdaesu:
Libri della mia biblioteca:
Contando solo quelli comprati da me, direi poco più di un centinaio. La mia incostanza nella lettura si riflette sui miei acquisti.
Gli ultimi libri che ho comprato:
"Diary" di Palahniuk. Lo leggerò, prima o poi.
Il libro che sto leggendo ora:
Nessuno. Ne inizio molti, ultimamente ne finisco pochi. Due di Palahniuk letti solo in parte.
Alcuni libri che mi hanno segnato:
Con vergogna ammetto anche io l’influenza di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Brizzi. Letto al ginnasio ha cambiato il mio modo di vedere le cose. L’ho ripreso in mano, tempo fa. Ho letto qui e li, sfogliando le pagine a caso. Mi sono fermato al punto in cui dice che Alex era straight edge. Ovvero, secondo Brizzi, non si fa le canne con gente che non conosce.
Ecco, lì ho smesso di leggere. Per un po’ ho riso, poi ho smesso. Definitivamente.
Più di recente l’”Hagakure”, il codice dei samurai. Comprato dopo aver visto Ghost Dog di Jarmush. Poi non so, forse all’epoca “Ossessione” di S. King. Lo rileggerei volentieri, se quella stronza della mia ex non avesse deciso di tenerselo. E “Non è successo niente” di Sclavi. Mi piace molto Sclavi. E anche "Il Piccolo Principe", letto sempre ai tempi del liceo.
Libri che consiglio:
“Soffocare”, di Palahniuk. Forse il migliore che ha scritto. E poi “Non è successo niente”, e l’”Hagakure” di cui ho parlato prima.
L’argomento lettura per me è doloroso. Sono molti più i libri che avrei voluto leggere rispetto a quanti ne abbia effettivamente letti. Immagino valga per tutti, o quasi. Ma non mi piace.
Cinque Bloggers a cui provo a passare il testimone, se ne han voglia:
No.
Ora ho in mente altro.

 

 

 

 

 

killed by: ichi a 20:49 | link | commenti (4) |

martedì, 28 giugno 2005

Waking Life - Richard Linklater - USA 2002

Waking Life è girato in "rotoscoping animation", una tecnica che mescola attori in carne ed ossa con computer graphics e disegni fatti a mano. Gli attori (tra gli altri Ethan Hawke e July Delpy) e lo spazio sono ripresi con camera digitale e in seguito "ricalcati" sulla pellicola, con un effetto strano ma piacevole.

Wiley Wiggins dorme, o crede di dormire. E ogni volta che crede di essersi svegliato, si rende conto di sognare ancora. "Siamo noi a vagare dormendo nel nostro stato di veglia, oppure attraversiamo da svegli i nostri sogni?"

Attraverso il viaggio di Wiley, siamo spettatori di una serie di dialoghi. Assistiamo a conversazioni profonde, complesse, ricche di citazioni e a volte difficili da comprendere, che però per fortuna non cadono nella facile trappola del pretenzioso, o dell'ampollosità fine a se stessa. In waking Life si discutedi fede e razionalità, del rapporto tra sogno vita reale, di ciò che ci attende dopo la morte, di cinema.

Tanti gli interrogativi, tanti i dubbi per quelli che sono a tutt'oggi aspetti di noi stessi che spesso fatichiamo a gestire. Il sogno di Wiley, se di sogno si tratta, cercherà di chiarirci le idee. Forse di complicarcele ulteriormente. Comunque un film da vedere.

In stereo: Strike Anywhere "Exit English"

 

killed by: ichi a 14:52 | link | commenti (4) |

Mi sono reso conto di come da un pò stia recensendo solo film dai contenuti nulli, e di come questo possa intaccare la mia fama di instancabile intellettuale. Rimedio subito.

Kung Pow - Steve Oedekerk - USA 2002

Molti si ricorderanno di Steve Oedekerk, regista dal nome impronunciabile, per lo struggente seguito di "Ace Ventura", o per "Patch Adams". I più attenti e fortunati anche per la serie di parodie recitate interamente da pollici. Come dimenticare opere come  "Guerre Ditali", "Bat Dito", "Ditanic"?

Qualsiasi indizio porta ad una sola conclusione: Steve Oedekerk è talmente stupido da fare il giro ed essere un genio, un illuminato. 

E poi c'è "Kung Pow".

Per annientare il prescelto ancora in fasce, il terribile Betty stermina la sua famiglia. La vendetta del prescelto, ormai divenuto un terribile guerriero, sarà terribile.

Steve (non fatemi riscrivere il cognome...), da sempre appassionato di kung fu movie, è riuscito a coronare il sogno di una vita.

Ha comprato i diritti di “Tiger & Crane Fist”, b movie del 1976, ne ha interamente ridoppiato (male) i dialoghi, ha aggiunto qualche sequenza (poi "invecchiata" grazie al computer per non stonare con il resto) e soprattutto ha incollato se stesso al posto del protagonista.

Il risultato è il film più idiota che mi sia capitato di vedere, in assoluto. E mai sentirmi un totale idiota mi ha dato così tanta soddisfazione. Forse una volta, ma è un altra storia.

Un certo Francesco Russo, su tempimoderni, parlando del film dice:

"Ne è risultato un esperimento svincolato dall'ordinario processo creativo, d'ingannevoli aspettative e in ogni caso non conducibile alla struttura morfologica di un’operazione cinematografica"

"...dell'autore, tutt'al più artefice di un dozzinale procedimento metatetico contaminato d'oziosi artifici narrativi, l'abuso di cliché deteriorati..."

e altre perle simili.

Si. Però io magari sono strano eh, e ci vedo solo una minchiata di proporzioni bibliche, solo divertente come pochi altri film sanno essere.

E poi sto francesco russo spezza anche una lancia in favore del doppiaggio italiano di Kung Fu Hustle. Che no, non è considerabile come opinione parsonale. Lo so, c'entra poco, ma è per dire che del signor Russo non bisogna fidarsi.

Esilarante.

In stereo:  stranestorie, che mi è stat vicino nei momenti di difficoltà, che ha creduto in me quando nessun'altro pensava potessi farcela, che mi ha insegnato a mettere i link. Senza di lei non sarei qui, adesso.

 

 

killed by: ichi a 13:50 | link | commenti (7) |

lunedì, 27 giugno 2005

Casshern - Kazuaki Kiriya - Jap 2004

Sono del parere che un film vada apprezzato per quello che è. Penso che ne vadano colti gli aspetti positivi (qualora presenti) senza curarsi troppo di quello che manca o di quello che sarebbe stato se.  E' il modo migliore per affrontare al meglio la visione di film complessivamente mediocri, che magari si dividono tra sequenze splendide e porcate indegne.

E' il caso di Casshern ,tratto dallo splendido anime Kyashan, e il rammarico è tanto. Accettabile all'inizio, la trama viene confusa all'inverosimile come solo in giappone sanno fare, tanto da impedirmi di riportarla decentemente.  E nonostante il nonsense dilaghi, il tutto non stenta a risultare pretenzioso.

Considerano le enormi potenzialità della licenza, Casshern non può che essere considerato criminale.

E qui si ritorna al discorso iniziale.

Casshern da vedere è splendido. Davvero.

Se amate la fotografia patinata (se ne occupa lo stesso di Dragonhead), se l'effetto playstation non vi spaventa, Casshern è uno spettacolo per gli occhi. Ogni singola sequenza è  effettata e plasticosa e filtrata all'eccesso, e il risultato è straordinario. I paesaggi, gli interni, la cura per i costumi lasciano a bocca aperta.

E l'unico, maestoso, epico combattimento contro l'esercito di robot vale da solo la visione. 

Si, perchè Kyashan vola, combatte e distrugge esattamente come nell'anime, ne richiama l'essenza stessa.

Per quei cinque, fatidici minuti, la poesia dell'anime, la disperazione della guerra, la tristezza stessa di Kyashan e le sue evoluzioni tra le esplosioni, debitrici di quei disegni di tanti anni fa, rivivono, uscendone più forti. Peccato duri tutto così poco...

Casshern è un prodotto sicuramente curato (anche la colonna sonora, a cui non ho accennato, lo è), ma certi difetti per alcuni sono giustamente imprescindibili. Io sono stato contento dell'acquist. E lascerò che siano le foto a spiegarne i motivi.

In stereo: Taken "Between Two Unseens" ; Outbreak "You Make Me Sick"

 

killed by: ichi a 23:44 | link | commenti (5) |

domenica, 26 giugno 2005

Survive Style 5 + - Gen Sekiguchi - Jap 2004

Pensando a come raccontarne la trama sono arrivato ad alcune conclusioni:

1) La trama è geniale.

2) La trama è un casino pazzesco.

3) Qualsiasi informazione equivarrebbe ad un colpo di scena in meno.

Quindi basti sapere che:

C'è una pubblicitaria con delle idee geniali, un ipnotizzatore latin lover, un uomo che tenta di uccidere la moglie, uno che crede di essere un uccello, un killer decisamente suscettibile, e un gruppetto di sfigati con uno più sfigato degli altri che fanno delle conversazioni bellissime. Le loro storie finiranno immancabilmente per incrociarsi.

Poi c'è questo Sekiguchi, un pubblicitario, che ne tira fuori un film divertentissimo, coloratissimo e tutta una serie di altri aggettivi che finirebbero in 'issimo, e che quindi evito. Splendidamente esagerato, surreale, Sakaguchi ti porta sempre fino al limite del credibile, spesso molto oltre, mantenendo, anche se mai apertamente, uno sguardo realistico e concreto.

Se volessi trovare un senso al tutto, se volessi leggere tra le righe (ma neanche poi molto), di contenuti ne troverei anche. Ma, parliamoci chiaro, chi ha bisogno di contenuti quando

1) Lei tira i pugni. Nel senso Mazinghiano del termine. Giuro.

2) C'è Asano. Che deve aver fatto un film carino una volta. Mi verrà in mente, prima o poi...

3) Lui vola, e in quel momento l'avrei abbracciato.

4) Lui ha la macchina a fiori. Ma non tipo furgone hippy. A fiori tipo prato. E disegna cerchietti e occhi sull'impermeabile.

5) C'è Vinnie Jones, che ha fatto quella figata di The Snatch, che ha un accento improponibile, e che gira in coppia con uno che traduce tutto quello che dice mentre lo dice. Il che fa molto ridere.

6) Lei è morta. Ma ha dei vestiti bellissimi. E lui ha la casa più bella e _ _ _ _ (aggiungere uno, a caso, o tutti,  gli aggettivi usati finora. I sinonimi non sono il mio forte) mai vista.

(Davvero queste cose le ho pensate tutto da solo? Voglio dire, i vestiti? la casa? non ho detto lei ha delle tette, ho detto ha dei vestiti. E ho detto casa invece di televisore al plasma. Un motivo dovrà pur esserci.)

7) (volutamente cumulativo e confuso) c'è cam bebi cam bebi cam bebi e i will survive fatta dai cake e l'ipnotizzatore è un figo e si ride tanto (tanto) e tutto è colorato e lei gli addobba la casa e in macchina tutta la famiglia fa i cori punk e lui fa po po po e

E poi è trendy, è pop, e kawai. Tre cose che tendenzialmente odio.

Bellissimo.

Link of the Day: http://www.brycoli.it/It/index_it.html

In stereo: Assolutamente nulla feat "emulatore super nintendo"

killed by: ichi a 04:01 | link | commenti (8) |

sabato, 25 giugno 2005

Heat After Dark - Ryuhei Kitamura - Jap 1999

Ce l'ho fatta. L'ultimo Kitamura in mio possesso. Ora posso tornare a vedere film più impegnati, film d'autore. Jackass the Movie, per esempio.

Gotou e Kanzaki si ritrovano in un bar, dopo il lavoro. La serata prende una piega inaspettata quando il primo confessa di aver appena ucciso un uomo, e chiede aiuto all'amico per disfarsi del corpo. Arrivati nel posto prescelto scopriranno che l'uomo non è affatto morto. E che ha chiamato rinforzi. Gotou infatti, non è stato del tutto sincero...

Quentin Tarantino.

E' quello che ho pensato durante tutta la prima sequenza. Telecamera che scorre, inquadratura che non supera mai l'altezza delle ginocchia. Dialoghi che partono da tutt'altro per arrivare agli immancabili omicidi. E la musica...

A Kitamura piace Tarantino.

Per il resto si tratta di un buon corto, interessante all'inizio, un pò lento nella parte centrale ma che si risolleva con il finale. Quaranta minuti in cui si mettono in luce quelli che sono i difetti, innegabili, del regista giapponese, ma anche e soprattutto i pregi. Ne ho già parlato più volte, Kitamura la telecamera sa dove metterla.

Le musiche poi, sequenza iniziale a parte, sembrano un misto tra brani tradizionali e quei tubi giganti da fricchettoni. Google dice i didgeridoo. I fricchettoni se ci si mettono sono una gran rottura di palle. Soprattutto con un coso di quelli in mano. Ma nel film ci sta bene.

Per il resto si sparano, anche se meno di quanto mi aspettassi. Parlano, quello sempre molto, e si sparano ancora. Qualche ottima intuizione, protagonisti fighi, le solite tamarrate (su tutte Kanzaki che piazza due pistole sulla tempia e sulla mano del trafficante, date uno sguardo alla seconda foto) sempre e comunque ben accette, e un Kitamura più serioso del solito.

Se il film dura poco (una cinquantina di minuti) Kitamura ha meno possibilità di fare danni.

 

Link of the day: http://www.didgeridoo.it/

In stereo: Sir Mix A Lot  "Baby Got Back" ; Bear Vs Shark "Terrorhawk"

 

killed by: ichi a 22:08 | link | commenti (2) |

mercoledì, 22 giugno 2005

Nulla di nuovo da recensire.

Quindi...

 

Go Pistons.

Sempre che Obi Uan Ginobili non abbia altre idee a riguardo...

Aggiornamento post gara 7:

Appunto.

killed by: ichi a 23:55 | link | commenti (4) |

Aragami - Ryuhei Kitamura - Jap 2003

Mi faccio coraggio, ancora Heat After Dark e con Kitamura ho chiuso. Almeno spero, c'è sempre il rischio che compri la sua versione di Godzilla. Se mai dovessi accingermi a farlo, per favore, sparatemi alle gambe.

Aragami è il frutto della scommessa fatta da Kitamura e dall'amico regista Yukihiko Tsutsumi. L'oggetto girare, in soli sette giorni, un film su un duello mortale con un unica ambientazione e due soli personaggi. Tsutsumi a quanto ho letto se l'è cavata bene con 2LDK, battaglia casalinga tra due coinquiline.

Due samurai, gravemente feriti, bussano alla porta di quello che sembra essere un tempio, in cerca d'aiuto. Al risveglio, l'unico sopravvissuto si troverà, in piena salute, a dover ringraziare uno strano samurai e una donna. In cambio dell'aiuto dato l'uomo chiede una sola cosa, morire combattendo.

Parto come al solito dai difetti. Kiatmura non mi lascia mai senza argomenti.

Aragami sembra girato in discoteca. In una brutta discoteca, ammesso che ne esistano di belle. Il film è ambientato praticamente in una sola stanza, che sembra arredata e addobbata a festa dal mago Othelma. Il fatto che sia ambientato tutto in una notte visivamente non aiuta.

In Aragami si parla. Tanto. Probabilmente troppo. Soprattutto considerando che per tutta la durata del film non c'è lo straccio di una singola frase non dico profonda, ma perlomeno intelligente. Intendiamoci, i dialoghi non sono brutti, sono normali. E' la quantità a non esserlo.

Va bene che è stato girato in meno di una settimana, ma tutto sembra di plastica, anche gli attori, costretti per non so quale motivo a massicce dosi di cerone (se avete visto Azumi sapete di cosa parlo).

Aragami è poi costantemente in bilico tra il prendersi troopo sul serio (e Kitamura non è in grado di girare un film serio) e le solite (per fortuna poche) uscite demenziali, che a conti fatti spezzano eccessivamente l'atmosfera.

Sarà che mi aspettavo una porcata, ma Aragami non è così male. Si, i difetti di cui ho parlato finora incidono e compromettono. Il fatto è che, stranamente, Aragami non annoia, tuttaltro. La trama poi non è così male, nonostante qualche esagerazione fuori luogo anche per Kitamura, e va detto ad onor del vero che per restare due ore a guardare due tizi troppo truccati che parlano, qualcosa di ben fatto ci deve essere. Ora, non sò dire precisamente cosa possa esserci, ma va bene così, perchè alla fine il film diverte, e il resto conta poco.

E poi, finalmente, si picchiano. Dopo aver parlato per ore, aver mangiato persone e bevuto vodka, finalmente fanno quello che uno si aspetta per tutta la durata del film. Lontanissimi dall'eleganza di Hero, o dalla violenza di Ong Bak, il combattimento finale è tutt'altro che da buttare. Kitamura, se si parla di sequenze tamarre (almeno quello), sa il fatto suo, e tira fuori anche le solite buone idee che sono l'unico vero motivo per vedere un suo film.

SPOILER!!! Probabilmente non farò un torto a nessuno, nel dubbio evidenziate. Gli spoiler non mi sono mai piaciuti, ma non potrei mai tenere per me una tale gemma. Sarei un egoista.

Il samurai padrone di casa si rivelerà la sua identità nel corso del film, lasciando sbigottito sia me che il non troppo sveglio visitatore per ben due volte: non contento di aver confessato di essere un goblin (e già mi basterebbe per picchiare il regista) si scoprirà essere (ho i brividi) Musashi Myamoto.

(ancora brividi)

Musashi Myamoto è un goblin. (bividi, tanti)

E devo ammettere che, per quanto l'idea sia da crocefissione immediata, vedere Musashi Myamoto che combatte, ovviamente con due spade (e che spade, date un'occhiata alle foto), volando per lo schermo tra effettacci e assoli metal è stranamente galvanizzante. 

FINE SPOILER

Il finale poi, è una genialata, nonostante sia praticamente lo stesso di Versus (e che tenda a ricordare un certo Dead Or Alive di un certo Miike), e non può non divertire.

Alla fine il discorso resta quello fatto per Versus (che resta migliore, e di molto). Se vi piace il gener, se vi piacciono i film che a dispetto delle intenzioni del regista non hanno pretese, se siete fan del tamarro a tutti i costi, Aragami non è male, se non ci si è speso nulla.

Prima magari vedete qualsiasi film di Park Chan-Wook. E di Kim Ki Duk. Di Miike. E di dimolti altri. Poi dateci almeno uno sguardo.

 

In stereo: Against me! "As the eternal cowboy"

killed by: ichi a 00:05 | link | commenti (11) |

martedì, 21 giugno 2005

Longinus - Ryuhei Kitamura - Jap 2004

Devo smetterla con Kitamura. Smettere di difenderlo e soprattutto di vedere i suoi film. In un ospedale abbandonato, durante la guerra, fa irruzione un uomo che dice di essere un vampiro, e di voler recuperare la lancia di Longinus, in grado di sconfiggere i vampiri. Ma il contagio è già iniziato.

A questo punto uno si aspetterebbe  i vampiri, ma a stento se ne intravedono un paio.

Ci si potrebbe aspettare combattimenti e sparatorie. Dei primi nessuna traccia, di sparatorie ad un certo punto se ne sfiora un inizio.

Ci si aspetta sangue e violenza e effetti speciali, ma anche di questo non ce traccia.

In pratica ad un certo punto uno pensa "Ok, il prologo è stato lunghetto, finalmente iniziano a fare sul serio". Poi ti accorgi che mancano sei minuti sul display del lettore dvd. Titoli di coda e finale buonista (e sconclusionato) inclusi. Si, perchè Longinus dura quaranta minuti circa. In cui non succede assolutamente nulla. 

Ok, Kitamura sa usare le telecamere, e qualche idea buona ogni tanto la tira fuori. Ma non in Longinus.

Non trovo foto decenti. Qui il trailer: www.ryuhei-kitamura.com

In compenso, per una volta che non compro dvd di pessima qualità, tra i contenuti speciali ho trovato un paio di video di pessima musica e

The Messenger - Ryuhei Kitamura - Jap

Una misteriosa donna in nero si aggira portando messaggi di morte a quello che sembra essere un capobanda. Lei è un assassina nota come "The Messenger", lui fa semplicemente male a sottovalutarla.

Un cortometraggio, della durata di venti minuti circa, ottimamente fotografato (con registri luminosi e opposti a quelli di Longinus) e molto ben diretto, dall'atmosfera trendy e patinata, buona per le riviste di moda ma stranamente molto convincente. La storia non è chiarissima, ovviamente manca il prima e il dopo, ma complessivamente risulta molto più affascinante e curato del film a cui fa da contorno. Solite belle idee registiche (Kitamura conferma la bravura nel muovere nel posizionare la camera), solita gioia per gli occhi (il tavolino rosso fa davvero effetto), e solita abitudine di prendersi troppo sul serio del regista. Interessante.

In stereo: "Eternal Sunshine Of The Spottless Mind ost" ; Planes Mistaken For Stars "Fuckin Fight"

killed by: ichi a 00:03 | link | commenti (2) |