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Steamboy - Katsuhiro Otomo - Jap 2003

Quando anni fa vidi i primi disegni, le prime immagini rubate ad Otomo, la voglia di vedere Steamboy fu subito enorme. A distanza di anni le mie aspettative si sono in parte ridimensionate (perlopiù a causa di qualche bloggers), aumentando di conseguenza la mia curiosità.
Può Otomo, dopo Akira, dopo Memories, Metropolis e altrettanti capolavori cartacei, aver fatto l'enorme passo falso di cui ho sentito parlare?
No, per fortuna no. Steamboy è un sontuoso riassunto di quanto di meglio sia stato fatto negli ultimi anni per quanto riguarda le tecniche di animazione di stampo classico e soprattutto di fusione con l'animazione tridimensionale. E uno spettacolo per gli occhi fin dalle prime immagini, per poi stupire nelle scene più concitate.
Ray Steam, giovane inventore, entra in possesso di una sfera, creata da suo nonno e da suo padre, in grado di concentrare in se un enorme quantità di energia. L'impiego in campo militare sarà una conseguenza inevitabile...
Il tutto decolla con fatica, ma finisce per appassionare. Lo splendido design delle macchine, tanto irreali quanto visivamente credibili, la resa ispirata di una Londra ottocentesca, le musiche e soprattutto la potenza di alcune sequenze, fanno il resto.
Certo Steamboy manca della apocalittica introspezione di Akira, non ha la sua contorta perfezione narrativa ne la forza disturbante di quest'ultimo.
Nel confronto con il capolavoro di Otomo, Steamboy non può che uscirne sconfitto.
Il paragone però, è quantomai fuoriluogo. Akira è stato una rivoluzione, un passo avanti di dieci anni. Steamboy è il punto di arrivo per l'animazione dei dieci anni appena trascorsi. Rivoluzionare, stavolta, non sembra essere stato tra le intenzioni di Otomo. Stupire, affascinare, divertire, si.
Qui il sito ufficiale.





Volcano High - Kym Tae Kyun - Kor 2001

Degli alunni di una scuola del futuro si picchiano, si lanciano onde varie, opi si picchiano, per una serie di ragioni poco rilevanti. Poi uno finisce in prigione, tutti vogliono il manoscritto segreto, arrivano i professori cattivi e il protagonista che le prende per tutto il film si innamora sotto la doccia.
Ok, non sono stato attentissimo alla trama. Ma probabilmente l'ho migliorata.
Che Volcano High non fosse propriamente un capolavoro l'avevo intuito da tempo. Quello che però si dimenticano tutti di dire è che le ambientazioni sono bellissime, e le inquadrature decisamente riuscite, sia nelle parti più smaccatamente di derivazione manga che in quelle più sperimentali. L'uso del colore da a tutto un aspetto metallico, e per quanto la mano del computer spesso sia fin troppo evidente, la contrapposizione con i costumi, i capelli dei protagonisti o le varie vaccate mentali è trendy quanto basta.
Intendiamoci, lungi da me il voler parlare bene di Volcano High. Non ha una trama, è recitato da cani, e la comicità è di livello davvero basso. E, cosa che in un film del genere reputo peggiore di qualsiasi altra mancanza, non c'è traccia di coreografie decenti in nessuno dei combattimenti.
Però qualcosa da salvare c'è. Oddio, in effetti solo quello che ho detto prima, ma è già qualcosa.



The Foul King - Kim Ji-Woon - Kor 2000

Dae-Ho è un impiegato, timido, frustrato e incapace sul lavoro. Rimproverato dal padre, ignorato dalla donna amata, sbeffeggiato e malmenato dal capoufficio. Troverà nel wrestling la sua rivalsa verso il mondo.
Di Kim Ji-Woon ho visto e apprezzato "Two Sisters", discusso esercizio di stile misto horror psicologico, quanto "Memories", convincente cortometraggio, parte del riuscito "Three". In attesa di vedere l'altrettanto discusso "A Bittersweet Life", "The Foul King" non fa che confermare quanto ho sempre pensato del regista coreno. Se possibile anzi migliora ulteriormente la mia opinione riguardo ad un regista dotato di indubbio talento e grande gusto estetico, mettendone in luce un aspetto tutto nuovo (l'ironia) e oscurandone se possibile i difetti.
"The Foul King" è una commedia, realistico ritratto in chiave demenziale del difficile mondo del lavoro Coreano. La difficoltà di integrarsi, di crescere, di dichiararsi alla donna amata e di imporsi sono trattate con leggerezza e ironia, attraverso la perfetta metafora del wrestling. E diverte, non c'è dubbio. Ma lo fa con una delicatezza difficile da trovare, senza essere mai scontato ne, soprattutto, volgare.
Kim Jee Woon non viene incontro allo spettatore, non prende la via più facile, non porta a Dae Ho la popolarità o la gloria sperata, non ne fa un eroe neanche quando potrebbe. Lui è The Foul King, il re delle scorrettezze, e se sul ring non può che essere la nemesi ideale per il lottatore belloccio di turno, nella vita di tutti i giorni le maschere non funzionano.
Piuttosto gira un film sul disagio, malinconico fin dalla prima scena ma in modo così sottile da non dare nell'occhio, e lasciare il giusto spazio alle risate e alle evoluzioni sul ring.
La regia, come al solito, è di un altro livello. Le ridicole scuse di Dae Ho, sorpreso più volte davanti alla palestra. La sua fuga disperata, di fronte all'ennesima delusione d'amore, e ancora la sua posa plastica e imperante, mentre trionfa sui bulletti per strada. I fiori, regalati goffamente. Il suo volo al rallentatore, da groppo alla gola. Originalità, inventiva, perfezione tecnica, il tutto in un film che non lo richiederebbe assolutamente, lontano com'è dagli estetismi gratuiti (pur estremamente graditi) delle opere successive del regista.
Song Kang Ho è perfetto, e inaspettatamente agile. Gli altri attori non sono da meno.




E' la terza volta che provo a completare un post sulla trilogia di Dead Or Alive ma a quanto pare il signor splinder continua a non apprezzare il mio operato. Quello che avrei voluto dire, è che
la trilogia di Dead Or Alive è bella. Che il finale del primo film è eccezionale (o qualsiasi altro aggettivo vi venga in mente) e merita da solo la visione anche degli altri due. Che non trovo inferiore agli altri due il terzo episodio proprio perchè successivo agli due, a cui è complementare. Che i due attori protagonisti di tutta la serie sono bravi. Che Miike è un genio. Che di me che vedo il film, lui, se ne frega. Che due killer possono avere le ali, e morire solo dopo un buon pranzo. Che le recite per bambini, se inframezzate a stragi della yakuza, fanno più effetto. Che un bazooka a volte si nasconde dove meno te l'aspetti. Che Riki Takeuchi è un figo, soprattutto con la spada. Che uno non è morto fin quando non è morto e forse anche un pò dopo. Che la trilogia in questione è l'ennesimo calcio nelle palle all'industria cinematografica. Che un robot gigante, alato e con un pene sulla testa, è la degna conclusione di tutto.
E soprattutto che Miike è un bambino a cui è stato regalato Mazinga, quello vero, e non bisogna stupirsi se poi va in giro a distruggere città e a buttar giù palazzi.

Seven Swords - Tsui Hark - 2005

Troppo lungo, pieno di sequenze assolutamente inutili, ricco di cambi di scena incomprensibili, narrativamente strutturato a caso e tagliato da cani. La scena finale poi, con i bambini a scuola, ha stupito in negativo anche me. Le poltrone scomodissime, la sala calda, gli spettatori idioti. Anche qui la battuta "il mio nome è Fu Jin Chu" è risultata esilarante. Ne avrei bruciati vivi un paio, ma ormai inizio ad abituarmici.
Nonostante questo il film mi è piaciuto, l'atmosfera è quella giusta, e a Hark i film d'azione sono quasi riusciti tutti bene. Bellissime alcune location, così come alcuni costumi, e riuscitissimo l'uso moderatamente ruffiano del colore.
Le scene di combattimento, fondamentali, nonostante inquadrature a volte discutibili e la totale assenza delle stesse per buona parte del film, sono altamente spettacolari.
Fosse durato mezz'ora in meno forse non avrei rischiato di chiudere gli occhi durante lo splendido combattimento finale. Chissenefrega delle voragini narrative, sono uscito dalla sala soddisfatto.
Qui il trailer.



Continuano le giornate in videoteca.
Highway Man - i banditi dell'autostrada.
Film sul classico serial killer da autostrada, che dopo aver ucciso la moglie di Jim Chaviziel (Passion) prende di mira Rhona Mitra (Ali G, e indimenticata Lara Croft). Dico io, prendersela con Rhona Mitra. Ben fotografato, ha dalla sua il fatto di durare poco. Notare l'ispirato sottotitolo. Avrebbero potuto sfruttare il fenomeno Chaviziel e chiamarlo, chessò, "La frizione di Cristo", avrei apprezzato di più. Ah, almeno c'è Rhona Mitra.
In Good Company
Commedia senza particolare ispirazione, per giunta senza Rhona Mitra. Qualche trovata carina, nulla di più.
Elektra
Meglio di Daredevil. Non che ci voglia molto. Ma la trovata dei tatuaggi animati è carina. Tra i ninja cattivi ne ho intravisto uno uguale a Rhona Mitra.
Ok la smetto.
Blade Trinity
Come il due, con Dracula al posto del capo dei vampiri e Jessica Biel al posto giusto.
Ah, Jessica Biel.
Il giro del mondo in 80 giorni
Come il libro (non è vero) ma con Jackie Chan, Owen Wilson, Summo Hung, e l'attuale governatore della california. Davvero.
Tre metri sopra il cielo
Ho notato una somiglianza imbarazzante con "I ragazzi della terza C". Forse con meno contenuti.La mia collega sostiene che quando si lasciano e parte la canzone di Tiziano Ferro in sottofondo non si può non piangere. Splendida la caratterizzazione delle compagne di classe, con la "secchiona antipatica" con capelli legat e occhiali, splendida anche quella dei "teppisti", che non sono skinhead, non sono punk, non sono nulla di esistente se non teppisti pur sembrando paninari. I paninari e Tiziano Ferro. La mia collega ha ragione.
Il prossimo che dice "beato te, anche io vorrei lavorare in videoteca" è un teppista.
*
Continua anche la rassegna dei trailer improbabili.
Shark Skin Man Peach Hip Girl. L'ho comprato perchè c'è Asano. Il trailer promette bene. Se qualcuno ne ha notizie si faccia avanti.
Come presvisto, nonostante quasi tutti ne abbiano parlato male, ho comprato anche questo.
Touch, perchè anche se sono sicuro si tratti di una porcata, adoro i fumetti di Adachi.
E amo Miike, anche quando fa cose di questo tipo.
E poi lo splendido, toccante, poetico gioiellino che rispond al nome di Calamari Wrestling.

E stasera, finalmente, finirò la trilogia di Dead Or Alive.

In stereo: Beatles "Eleonor Rigby"
* la foto in questione è stata sostituita per venire incontro ad Ohdaesu. Essendoci nello stesso post una donnina svestita e nessun riferimento a Park (si Ohda, Park è il cognome, lo sappiamo), deve essersi sentito spaesato. Lungi da me non venire incontro ai miei più affezionati lettori.
Sono troppo preso dlla seconda serie di Alias per scrivere recensioni con continuità. Ma mi sono imbattuto casualmente nel film di Shinobi. Si, quello del Master System.
Non me ne frega nulla di come sarà il film, è Shinobi.
Quindi, forte di questa gioia improvvisa, ho dedicato un pò di tempo alla ricerca dei film stupidi che mi terranno presto compagnia.
Ovviamente, il primo della lista è Tom Yum Goong, capolavoro annunciato di Tony Jaa. Amo Tony Jaa, ogni commento è superfluo.
Poi c'è questo The Duelist. Sembra stupido, ma con pretese, del tipo "mettiamo le stoffe colorate così Tarantino ci esporta". Mi piace,anche se non so pechè. Stesso discorso per Death Trance. Qui le foto. Lo voglio.
Stavo guardando il treiler di questo Sha Po Lang, con Donnie Yen. Si, botte a parte, sembrava uno yakuza movie di quelli kitch, non molto interessante.
Poi, sul finire del trailer, Sammo Hung. Lo sguardo fiero, la fisicità di Mr. Potato.

Guardatelo. Si può non amarlo?
C'è questo Ranpo Jiroku, non si capisce pressochè nulla. Ma alcune scene son belle davvero.
Per Tetsujin28 Go! vale il discorso fatto per Shinobi. E' praticamente l'aspirapolvere che tutti vorremmo avere. Grosso e telecomandato, ha dalla sua il fatto di combattere un robot chiamato Bue Nero. Quanti robots non potranno mai vantarsi di nulla di simile?
Poi ho visto una ventina di trailer. Un paio di film d'animazione, come Fireball o Dragon Sword, hanno richiesto un "Non mi lamenterò mai più di Totò Sapore", ripetuto 100 volte, per espiare. Qualcun'altro sembra eccessivamente scemo, ma carino, come questo 7 Heroes.

Altri ancora invece, superano anche la definizione di film stupido, per rientrare in quella di film francese, come questo Les fils Du Vent. Nel trailer c'èquanto basta per farmi venire voglia di vederlo. Poi ci sono gli Yamakasi, quei tipi francesi che saltano dai tetti dei palazzi, già pessimamente sfruttati in "Yamakasi", appunto, ennesima, pessima produzione di quel poveraccio di Luc Besson. Non so cosa aspettarmi, ma il trailer promette bene.
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Il senso di tutto ciò, è che non ho ancora visto Lady V.
The Tesseract - Oxide Pang - jap thai gb - 2003

Film di cui ignoravo l'esistenza. Dopo averlo visto, continuo a non capire cosa c'entri l'ipercubo del titolo. Chissenefrega, si sparano in modo così colorato...
Un tipo deve custodire non si sa cosa per un gangster, in un albergo di Bankok.
La storia viene raccontata attraverso i punti di vista di ogni personaggio del film, ripercorrendo le stesse situazioni con ottiche differenti. Interessante, spesso ben fatto, ma eccessivo. Troppe cose rimangono incomprensibili per troppo tempo, troppi i dettagli che si finisce per dimenticare, troppi aspetti superflui a cui si concede troppo spazio, troppi passaggi che definire criptici è poco. E poi il finale, che sembra arrivare troppo presto, sprecando molti degli spunti interessanti del film.
Nonostante questo The Tesseract intrattiene a dovere. Merito naturalmente della complicata struttura lungo cui si sviluppa la storia, ma soprattutto come prevedibile, merito delle meraviglie visive di casa Pang.
Già, il fattore Pang.
Ovvero quel complicato procedimento mentale da cui ne risulta che ogni cosa animale città sullo schermo deve assumere (a rotazione) qualsiasi colore possibile in ogni gradazione, senza mai neanche avvicinarsi al colore reale e non prima di aver roteato all'impazzata per cinque minuti. Detto così sembrerebbe una cosa negativa. Vi assicuro che non lo è.
Inquadrature oltre il limite del possibile, telecamera che gira, si alza, ricade, si ferma sul soffitto o passa attraverso lo spioncino. E quando sei convinto che ormai ste porcate le abbiano fatte più o meno tutte, che non si possa che cercare di copiare il meglio, il signor Oxide Pang se ne viene fuori con un effetto mai visto e ovviamente coloratissimo, ma soprattutto indescrivibile, durante una delle sparatorie, a metà tra il fermo immagine, la sovrapposizione, i filtri colorati e il rallentatore. Poi c'è l'ombra del tipo che cade, e il tipo che la segue dopo un pò. O i cattivi che sparano dalla parete.
Amo Oxide Pang.
in stereo: Against Me! "Reinventing Axel Rose"
Contnuano le giornate in videoteca... Mi sono fatto del male con "American Trip", mi sono ripreso almeno un pò con "la febbre", di Fabio Volo, e, finalmente
Immortal (ad vitam) - Enki Bilal - 2004

Bello, uno spettacolo dal primo all'ultimo fotogramma. L'universo creato dal genio di Bilal è fantastico, ogni dettaglio meriterebbe un film a se, ogni angolo della citta meriterebbe di essere guardato e studiato a fondo, esattamente come nel fumetto. Poi per carità, la storia per chi ancora non ha letto il fumetto rischia di risultare poco comprensibile , a tratti si prosegue con eccessiva lentezza e i personaggi umani in computer grafica (alcuni lo sono) risultano molto poco credibili. Ma per chi ha già letto il fumetto vedere in movimento il capolavoro di Bilal è un occasione unica. E per la prima volta ogni aggiunta, ogni piccolo stravogimento, finisce per essere quasi una chicca, in quanto opera di Bilal stesso. Chi non ha letto il fumetto lo faccia prima di vedere il film. Anzi, lo faccia e basta.




In stereo: Coliseum "st"
Reduce da vacanze fin troppo brevi, reduce dalle 26 ore di furgone necessarie per il ritorno da Ieper, reduce dal primo giorno di lavoro in videoteca e, non pago, reduce dalla visione consecutiva de "Il mistero dei templari" e "Manuale d'amore", a sorpresa devo dire che
Manuale d'amore - Giovanni Veronesi - It 2005

non è affatto male.
Partendo dal manuale d'amore del titolo, il film si sviluppa in quattro cortometraggi sull'innamoramento, la crisi, il tradimento e l'abbandono, in cui le vite di alcune coppie si intrecciano anche solo per pochi, determinanti attimi.
Primo della lunga serie di film che dovrò vedere "per lavoro", le mie aspettative erano tutt'altro che rosee. Invece "Manuale d'amore" è un film molto più che gradevole, girato in modo addirittura originale e interpretato come si deve dal solito, ottimo, Sergio Rubini e da un accozzaglia di nomi più o meno in voga sul piccolo e sul grande schermo.
Storie semplici, estremizzazioni dei soliti luoghi comuni, trattati però con un ironia e una sincerità che nei film made in Italy ormai è raro trovare.
Qui il regista è un regista, Sergio Rubini è Sergio Rubini, Verdone non è la parodia di se stesso, Muccino purtroppo è sempre Muccino ma alla fine non dà fastidio, la colonna sonora non è presa dall'ultimo stacchetto delle veline e Manuale d'amore è un bel film, senza pretese ma divertente, delicato.
No, non ce le metto le foto.
In stereo: The Death Of Anna Karina.