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venerdì, 28 ottobre 2005

Someone Special - Jang Jin - Kor 2004

Ovvero come deprimersi fino all'inverosimile.

La serata di ieri era iniziata già bene, con una seconda visione di "50 volte il primo bacio", con Adam Sandler e Drew Barryomore.

Ecco, è indiscutibilmente un film scemo. Eppure è uno di quei film che mi costringono a smorfie indescrivibili per trattenere le lacrime dalla prima scena fino a "Somewhere over the raimbow" (quella fatta dall'ingombrante auaiano con l'ukulele) lungo i titoli di coda. Ok, merito di essere deriso, lo so.

E' per questo che per vedere "Someone Special" avrei potuto trovare serate migliori.

Dong Chi-Sung ha appena scoperto di avere non più di due mesi di vita. La sua carriera professionistica nel baseball prosegue tra pochi alti e molti bassi, ed è stato appena piantato dalla ragazza. Non ha famiglia, e a quanto pare nessun amico fidato. Ubriaco, viene soccorso dalla barista del bar che frequenta di solito. Ma quello che potrebbe sembrare un incontro casuale si rivelerà presto ben altro. Jung Yae-Young, la barista, è infatti segretamente innamorata di lui da anni.

A giudicare dalle premesse iniziali, per quanto stemperate da un umorismo insolito ma gradevole, si potrebbe pensare ad una storia dai risvolti tragici. "Someone Special" è invece una commedia, divertente quando deve, triste, si ma solo a tratti, e soprattutto romantica. Molto romantica. E per certi versi insolita.

Molto ben girata, insolitamente priva di attori belli, piena di trovate interessanti e con un umorismo, come detto, diverso, forse perchè meno demenziale di quello che solitamente ci si aspetta da un film orientale, o forse semplicemente strano.

E appassiona, coinvolge, fino alla fine. Ancora una volta in una commedia coreana ad incollare allo schermo non è la storia, prevedibile come in ogni commedia romantica, ne le battute o le situazioni comiche, ancora lontane dal nostro concetto di comicità. A far venire voglia di vedere il film fino alla fine è la poesia dei gesti, la delicatezza con cui vengono stemperati nel quotidiano e filtrati attraverso le debolezze dei personaggi, queste si, molto vicine alle nostre.

In stereo: SInce By Man "pictures from the hotel apocalypse"

 

Per attenuare la depressione mi è bastato fare un giro qui. Avete presente "La febbra" e relativo seguito? Ci trovate anche tutti gli altri filmati mai andati in onda. Semplicemente geniali. Io ci rido da due giorni, ma non faccio testo.

killed by: ichi a 22:41 | link | commenti (8) |

mercoledì, 26 ottobre 2005

A Bittersweet Life - Kim Jee Won - Kor 2005

Sunwoo è il braccio destro di Kang, boss di una famiglia di yakuza. il compito che gli è stato dato è semplice quanto pericoloso: tenere d'occhio la giovane amante del capo, e accertarsi della sua fedeltà. Se la dovesse sorprendere con qualcun altro, ha l'ordine di ucciderla. Ma davanti al tradimento della ragazza, Sunwoo decide di nascondere l'accaduto al boss.

Sunwoo è freddo, ubbidiente, sicuro di se. E' il classico uomo abituato ad eseguire gli ordini, fedele al suo padrone. Quando è il suo padrone ad abbandonarlo, Sunwoo è perso, non ha più nulla. E la sua strada mascherata da vendetta sarà il solo modo di tornare incredulo, come un figlio abbandonato dal padre, dalla persona per cui ha sempre dato tutto, e che tutto gli ha tolto. Se è vero che tutto ciò spesso rimane in superficie, ce n'è comunque abbastanza per uscirne scossi, almeno un pò.

Lo stile di Kim Jee Won è il solito, elegante, perfetto ed evocativo esercizio di stile a cui siamo abituati. Gli arredamenti come unici effetti speciali, le telecamere a far si che tutto si avvicini il più possibile ad un quadro, una cartolina.

Sunwoo gioca con la luce. Accesa, stanza vuota, spenta, buio. Accesa, l'orologio, spenta, buio. Accesa, la stanza sembra sempre più vuota, spenta, buio. Accesa, un uomo armato, proprio dietro la sua testa. Spenta, buio. Accesa, dolore.

ABL non cade nella facile trappola del concedere troppo tutto insieme. Ti vizia, per qualche attimo, poi ti dà il tempo di rilassarti, di apprezzare quello che hai appena visto, e di volerne ancora.

Sunwoo sanguinante, dall'alto, e di fronte una fila di ombrelli neri sotto la pioggia scrosciante.

Kim Jee-Won evita di scadere nell'emulazione sbandierando ogni citazione, vantanosene quasi. E quasi ti aspetti che Sunwoo, mentre si fa largo tra decine di assassini, impugni un martello sorridendo, nella (splendida) parte centrale del film.

Sunwoo cammina, lento, per i bianchi luminosi e freddi corridoi del suo locale. Ad accompagnarlo solo il violino, unico testimone della scia di sangue che si porta dietro. Non guarda chi uccide. Non fa nessuna differenza.

Imperfetto e affascinante.

Sunwoo l'ha vista toccarsi i capelli, portarli dietro l'orecchio sinistro. Non importa quanto sangue ha perso. Non importa quanto dovrà ancora versarne. Se uccide, è solo perchè ora ha visto quello che non potrà mai avere.

killed by: ichi a 18:56 | link | commenti (4) |

domenica, 23 ottobre 2005

Robot Bastard! - Rob Schrab - USA 2002

Diciassette minuti di robot vintage che si muove come robocop ma spara come in un film di john woo, mummie spaziali, fanciulle in pericolo e tanto sangue verde.

Robot Bastard!, interamente scaricabile da qui, è un cortometraggio diretto da un fumettista a me sconosciuto, ma che oltre ad essere un genio deve aver divorato certa fantascienza di altri tempi oltre a un bel pò di roba orientale. Il tutto realizzato con giocattoli, effetti speciali riuscitissimi e caserecci, spazzatura e stop motion. Il massacro nel corridoio seguito dalla sparatoria con due pistole è fantastico. Il resto anche. Bello bello bello.

Grazie infinite a hellbly per averlo visto e prontamente segnalato.

 

killed by: ichi a 03:04 | link | commenti (3) |

sabato, 22 ottobre 2005

Cutie Honey - Hideaki Anno - Jap 2004

Live action ispirato ad un manga di Go Nagai (Goldrake, Devilman) e diretto dalla mente dietro quel capolavoro chiamato Evangelion.

Da un manga stupido non può che venir fuori un film stupido. Invecchiando Go Nagai ha deciso di abbandonare il sangue i demoni e i robot, per darsi al supereroistico demenziale piccante. Un bene?

No.

Ma resta Go Nagai. E Cutie Honey diverte. Concentrando cultura pop, canzoncine da idol, vestiti kawai e pose plastiche, in cui il 3d viene fuso con gli attori e i disegni, il mix è spesso esaltante. A volte il tutto funziona, altre meno, e ogni tanto il ritmo cala, per poi risalire vertiginosamente ad ogni trovata fumettistica. Eriko Sato (Cutie Honey) poi è perfetta nel ruolo. In reltà non solo nel ruolo. Cioè, diciamo che sarebbe stata perfetta comunque. Io la metterei in tutti i film, così, senza motivo. Non serve neanche un copione, la si fà camminare un pò. Magari un saltello ogni tanto. Sto divagando.

Per intrattenere intrattiene, quindi non me la sento di schierarmi tra i detrattori né di tesserne le lodi, se non per le trovate visive e la colonna sonora. E per la signorina Sato, e la sua corsa coperta solo da buste di plastica. E per la sequenza nella vasca da bagno. E per le spaccate sul parquet. Ok la smetto.

 

killed by: ichi a 01:01 | link | commenti (7) |

venerdì, 21 ottobre 2005

Final Fantasy VII: Advent Children - Tetsuya Nomura - Jap 2005

Advent Children inizia piano. Lascia che a sorprenderti siano i paesaggi sconfinati, o la città, incredibilmente viva, incredibilmente reale, le inquadrature che continuano a cambiare, insoddisfatte, in continuazione, con la voce fuori campo a tentare un impossibile riassunto. Poi, finalmente, Claud Strife. O meglio, la sua spada. Enorme, impossibile da maneggiare, la ruggine non ne ha intaccato l'imponenza. E ancora Claud, ma stavolta è veramente lui. La moto, enorme fodero delle sei spade componibili che hanno rimpiazzato la sua vecchia arma. Gli spiriti, ad inseguirlo, solo per qualche attimo, quasi solo per spaventarlo, per fargli capire che non può continuare a far finta di nulla, non più. Gli occhi felini, i capelli bianchi, vestiti di pelle nera. Sembrano, anzi sono, una parte di lui. Lui, nominato più volte, ma sempre quasi con timore.

Dimenticate ogni combattimento, inseguimento, scena d'azione vista fin ora. Il nuovo capitolo di Final Fantasy stravolge tutto, esagera, dimentico dell'esistenza della gravità, dei limiti umani. Ogni volteggio, ogni colpo di spada, seguito magistralmente, nella più spettacolare danza mortale mai vista.

Le gunblade, le moto (su tutte quella dello stesso Claud, pronta ad aprirsi in corsa per porgergli la spada più adatta), la nave volante di Cid, quasi un mostro alato,  sospeso a mezz'aria. E le spade, dalla tradizionale katana alla splendida spada componibile di Claud. Impossibile rendere l'idea a parole, FFVII:AC va visto, in religioso silenzio. Ci sarebbe di che parlare per ore. Ma le parole, spesso non servono. La chiesa, piena di fiori, dove Claud ha incontrato Aeris per la prima volta, è lì, e sembra di sentirne il freddo del marmo, lo stesso freddo che il sacrificio di Aeris ha lasciato in Claud. Il bosco, con gli alberi bianchi e luminosi, e il rumore delle spade all'arrivo di Vincent, da sempre uno dei personaggi più riusciti e profondi. L'evocazione nella piazza, mille mostri pronti a divorare tutto, e gli amici di un tempo, di nuovo riuniti pronti ad appoggiarsi l'un l'altro. E l'incredibile volo di Claud, lanciato in aria dai suoi compagni, in uno dei mille simbolismi del film. Dalla pioggia purificatrice, al bambino guarito con l'acqua sulla fronte, in pieno stile battesimale. Nulla succede per caso, e per le parole non si ha più tempo.

Poco importa se la trama è difficile da seguire per chi non ha mai giocato il precedente episodio (o per chi, come me, ne ha giocato solo una parte). Quello che serve, alla fine, è chiaro a tutti. Così come è chiaro, fin dall'inizio, quale sarà il colpo di scena finale. Ed è tutt'altro che un difetto questo, visto che per tutto il film non smetteranno di crescere le aspettative per l'ultimo, biblico, duello finale. Le aspettative, qui, vengono solo superate. Tutto ciò che si poteva chiedere c'è, moltiplicato mille. FFVII:AC è ruffiano e spettacolare pronto a stupire spettatore che lo guarda di sfuggita. Ma è curato fin nei minimi dettagli, nella maniacale ricostruzione di un universo dalle dinamice complesse e spesso oscure, a soddisfare il fan più esigente o chi, come me, cerca un gran film. Il tutto, incredibile parlarne solo ora, realizzato in una computer grafica perfetta, credibile eppure profondamente e magicamente irreale. Epico.

 

 

killed by: ichi a 01:32 | link | commenti (7) |

mercoledì, 19 ottobre 2005

Les Fils Du Vent - Julien Seri - Fra 2005

Per quelli che non avesero mai sentito parlare degli yamakasi, basti sapere che sono gli esponenti più famosi di uno "sport" recente, che consiste principalmente nel correre da una parte all'altra della città servendosi di pali, panchine, e addirittura palazzi come fossero trampolini. Besson li ha incontrati nel periodo in cui produceva qualsiasi cosa si muovesse, e dopo una parte in taxxi 2 (i ninja) gli ha perfino dedicato un film. Un film pessimo, inutile dirlo, dove la trama era stupida, la realizzazione scadente e l'unico motivo di interessa era dato dalle (poche) sequenze in cui ci si affidava ai sette yamakasi, impazienti di mostrare le loro (notevoli) doti atletiche.

Fa piacere ritrovarli in un film che sia perlomeno degno di essere definito tale.

Sei yamakasi decidono di andare in thailandia, per continuare lì i loro allenamenti. Contemporaneamente, due fratelli sono costretti loro malgrado a servire gli yakuza, in una lotta tra famiglie rivali. Le loro strade finiranno per incrociarsi.

Les fils du vent, come detto, non è poi così male. Principalmente l'inesperienza di Seri, che pure mostra sprazzi di talento, si fa sentire. E qualche ingenuità nelo sviluppo della trama, una struttura narrativa rivedibile,  un montaggio nelle scene d'azione troppo concitato e basato su riprese troppo ravvicinate, sono sufficienti a compromettere in parte il film.

Nonostante però tutti sembrino incontrasi per caso in continuazione senza motivi apparenti, nonosante le sequenze copiate da Ong Bak, nonostante il nonno dall'oltretomba (questo, si, assolutamente evitabile) Les Fils Du Vent è molto ben fotografato, ricco com'è di arancioni saturi e verdi intensi, a sprazzi affascinante (merito per lo più dell'ambientazione) e, saltuariamente, visivamente epico.

L'arrivo alla fabbrica, in piano sequenza attraverso i tubi, con la spada sulla spalla, o la caduta attraverso il vetro del soffitto, o ancora alcune fughe, sono una perfetta combinazione di regia azzeccata, ottime capacità atletiche e atmosfera.

dal punto di vista dei combattimenti si vede che quasi nessuno degli yamakasi è un marzialista, ma per fortuna Seri non  tenta di nasconderlo cercando piuttosto di valorizzare le (enormi) capacità atletiche del cast. Alcune scene, va detto, lasciano a bocca aperta, e l'uso dei cavi (spesso solo di sicurezza) è quasi invisibile.

Qui il sito ufficiale.

 

 

killed by: ichi a 00:10 | link | commenti (5) |

martedì, 18 ottobre 2005

L'alba dei morti dementi - Edgar Wright - 2004

Comprato come detto a scatola chiusa dopo l'ottima recensione di kekkoz (qui), a cui rimando per la trama e per una recensione completa, Shaun Of The Dead ha mantenuto in pieno le aspettative.

Divertente fin dall'inizio, in cui tutto succede di colpo come in un film horror molto prima che si veda anche l'ombra di uno zombie, girato con la frenesia dei migliori (spesso ricorda "The Snatch", o addirittura "Requiem for a dream"), e soprattutto originale, senza cali di ritmo ne  cadute di stile, fino alla conclusione, geniale nel suo essere inevitabile. Uno dei film più divertenti dell'anno, forse di più.

Vero, il titolo italiano non ne aiuterà la diffusione, ma sinceramente di giochi di parole migliori non me ne vengono.

Una sola certezza: un film con i Queen nella colonna sonora non può essere un brutto film.

Detto questo, so benissimo che anche questo film meriterebbe una recensione ben più completa.

Ma ho appena comprato d'importazione Fudoh, Cutie Honey, Les Fils Du Vent, Appleseed e soprattutto Final Fantasy Advent Children. E sono già un pò commosso.

killed by: ichi a 21:22 | link | commenti (8) |

domenica, 16 ottobre 2005

Altra segnalazione riguardante Miike, per quanto mi riguarda ancora più inaspettata della precedente.

Ho appena comprato la versione italiana del primo volume di MPD Psycho (14,00 euro), serial diretto, appunto, da Takashi Miike e basato su un manga edito anche in Italia ma che, per non rovinare un eventuale visione della versione televisiva, ho sempre evitato. Tra l'altro era l'unica copia rimasta.

Mi viene da chiedermi perchè investire su una serie, già più costosa di per se, e pae giunta poco conosciuta, anzichè investire su un "Ichi The Killer", sicuramente meno a rischio economicamente.

Chissà se uscirà mai MPD Psycho volume 2. Chissenefrega, d'importazione costa anche meno.

Oltre a questo ho comprato finalmente "Ong Bak", "Le conseguenze dell'amore" e a scatola chiusa "L'alba dei morti dementi". Anzi, vado a vederlo.

 

killed by: ichi a 22:29 | link | commenti (9) |

E' ora che tutti sappiano cosa mi tocca vedere in videoteca. Qui l'ultima settimana.

11:14 destino fatale: in una notte una serie di coincidenze fa si che alle 11:14 si incroci il destino di persone che nulla hanno in comune. Molto ben congegniato l'intreccio, carino lo sviluppo in cui la stessa storia è vissuta dagli occhi di ogni protagonista, fatto male il resto.

Le crociate: Mi sono addormentato. Davvero. Lo rivedrò quando prima o poi quando sarò sicuro che nessun cliente abbia bisogno di me.

Mickybo & Me: commedia inglese alla Billy Elliot sull'amicizia di due bambini con troppa immaginazione e poco senso del pericolo. Carina, ben fatta.

Squadra 49: I pompieri sono belli e buoni. Troppo buonista, troppo post torri gemelle, troppo scontato ance il resto. Qualche idea carina.

Be Cool: Seguito ideale di Get Shorty, cast peno di grossi nomi, poca sostanza e qualche dialogo carino.

Il mio nuovo strano fidanzato: Ennesima commedia etnica, questa volta sulle differenze tra la famiglia ebrea di lei e il fidanzato musulmano. Le trovate carine non mancano, nel genere c'è di meglio ma non male.

Saved: Commedia da teenager con l'odioso ragazzino di "Mamma ho perso l'aereo". Probabilmente è a causa della cocaina, ma non è cresciuto di un centimetro.  L'intento sarebbe quello della polemica alla Dogma, con la critica apprezzbile all'ipocrisia dei fanatismi cristiani. Ma le belle idee sono poche e tutto è troppo superficiale. La battuta più carina è quella del bambino cocainomane di cui spra, nel film costratto sulla sedia a rotelle, che si presenta ad halloween con una maglietta nera con un grosso fiocco bianco. "da che saresti vestito?" "da pattino."

Wimbledon: Altra commedia inglese di quelle che di solito farebbe Hugh Grant. Ben girata e divertente, nonostante il tennis.

La tela dell'assassino: in assoluto il thriller più scontato che io abbia mai visto. Lei si trasferisce alla omicidi, e iniziano a morire tutti quelli con cui ha avuto rapporti intimi di recente. Un genocidio. Prima sospetti dell'ex fidanzato, poi per un attimo del collega, poi a un ora e mezza dalla fine è palese che il colpevole è il capo della omicidi che l'ha cresciuta. La restante ora e mezza è totalmente superflua. Terribile.

Millions: Mi aspetto di più da Boyle. Bella la realizzazione della casetta di cartone, troppo buonista il resto.

Hostage: La sera prima ho rivisto Die Hard. Il che ha tolto ogni pèossibilità all'ultimo film di Bruce Willis. Che comunque ne avrebbe avute ben poche, visto che di buono ha solo l'idea iniziale.

Nascosto Nel Buio: Inizia a starmi sulle palle anche la pur brava Dakota Fenning, dopo l'ennesima parte uguale. Film simil sesto senso, da evitare nonostante De Niro.

Il volo della fenice: Remake del vecchio film omonimo, belli alcuni effetti, film riuscito quanto l'originale.

Dopo mezzanotte: Commedia italiana di quelle carine, per rendere l'idea dovrei parlarne approfonditamente e non lo farò mai.

The Missing: Ron Howard dirige un buon film in cui finalmente ci sono indiani buoni e indiani cattivi, mentre i cowboys sono tutte delle ignoranti teste di cazzo.

Blade Trinity: Come i precedenti due, ma un pò più scemo. Ovvero modelli vestiti alla moda che si prendono a calci. E Snipes che non cambia espressione dal primo Blade. Ah, e Jessica Biel.

Meangirls: Altra commedia dalle buone premesse sul cinismo del mondo scolastico, altra commedia che scade nel buonismo spicciolo.

American Party / American Trip: Due dei film più richiesti. brutti entrambi.

Ma ne vale la pena. Perchè prima o poi, lo so, andrò in giro con questa:

solo qualche adesivo ed è perfetta.

killed by: ichi a 12:42 | link | commenti (3) |

sabato, 15 ottobre 2005

I guardiani della notte Timur Bekmambetov  - Russia 2004

Montaggio frenetico, colori saturi, tonnellate di computer grafica e regia da videoclip. Adoro queste cose.

La convivenza forzata delle forze del bene contro quelle del male, e l'accordo millenario a siglare la pace. Ai guardiani della notte controllare che i vampiri non infrangano le regole. Ma un'oscura maledizione rischia di portare il caos.

L o sviluppo della trama è confuso, e non poco. Il che è giustificabile se si cnsidera che "I guardiani della notte" è solo l'inizio di una trilogia. Ma per quanto la trama possa essere interessante, e a tratti addirittura originale, qui finisce quasi per coprire un ruolo secondario. Questo perchè visivamente siamo di fonte a qualcosa di impressionante, sia per la qualità che per la quantità frastornante di effetti speciali utilizzati. Ogni movimento della macchina da presa, ogni espressione o gesto è accompagnato da una quntità di effetti speciali e computer grafica in grado d far impallidire il peggior film dei Wachowski. Il che all'inizio stordisce, stupisce per un pò, ogni tanto stanca, poi stupisce ancora. E se ne viene fuori soddisfatti, eccome.

La sola sequenza iniziale, spiazzante cupa e colorata allo stesso tempo, con la telecamera che viaggia dentro e fuori dai corpi delle persone, la bambola ragno che prende vita, la donna in preda alle convulsioni con mille insetti al rallentatore attorno al protagonista, e con la trasformazione in tigre per salvare tutto, ad un secondo dalla fine, è sufficiente a far venire il mal di testa e a stupire come poche cose abbia visto ultimamente.

Il punto debole, qui, è un altro. Semplicemente si ha spesso l'impressione che il regista pecchi di indecisione, soffocando spunti interessantissimi. Ci si picchia, ma non troppo, si tirano fuori le spade, ma non si usano, ci si insegue, ma per pochi secondi.

Non che volessi l'ennesimo clone di Matrix con lancio di matrioske in bullet time, però qualche calcio/sparatoria/onda energetica in più ci sarebbe stato bene. Oppure spingere nella direzione opposta, caratterizzando i personaggi secondari, che invece vengono ignorati, o spiegando qualcosa di più della trama. Qualsiasi cosa avrebbe aiutato l'identità del film.

Eccessivo, pretenzioso, inconcludente, decisamente riuscito.

 

 

killed by: ichi a 01:49 | link | commenti (3) |