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Undead - Spierig Brothers - 2003
Una giornata come tante a Berkley, paesino di pescatori della campagna australiana, è scossa da un insolita pioggia di meteoriti. Chi ne viene colpito si risveglia con una gran voglia di cervello e la camminata incerta. Una coppietta cinica in dolce attesa, due fastidiosi poliziotti, una reginetta di bellezza e un misterioso pescatore barbuto dal grilletto facile, che sembra saperne più degli altri. Insieme, faranno il possibile per sfuggire a quella che apparentemente sembra essere un' attacco alieno.
Attirato dal triplo fucile a pompa in copertina ho messo su il film senza troppe aspettative, con la paura di trovarmi davanti il solito b movie con gli zombie, perdipiù con pretese trash d'autore. Invece Undead è uno straripante e riuscitomix di horror, commedia e fantascienza, con un amore smodato per lo splatter e le pose cool (il primo Rodriguez) , e ben cosciente della lezione dei maestri del genere (Raimi) . Ma, soprattutto, spesso si rimane a bocca aperta, meravigliat come i bambini di qualche anno fa davanti a E.T..
Complice il vizio del regista di cambiare registro con una facilità innaturale, si alternano alternare zombie fatti a pezzi, l'apocalisse, gente che si spara a testa in giù e astronavi, con quel gusto per il fantastico tipico dei film di una decina d'anni fa eppure perfettamente attuale. Sorprendente.



La mafia cinese di Sidney rapisce elefanti. Ma questa volta hanno rapito l'elefante sbagliato.
Tony Jaa alla sua seconda uscita da protagonista è esattamente come lo ricordavamo in Ong Bak. Intanto, ha la voce a trombetta (tutti i tailandesi ce l'hanno) e somiglia in modo imbarazzante al protagonista del divertentissimo Monkey Ball. Dai, quello con la banana-joystick.
Tony Jaa va in giro per unoraequarantacinque minuti urlando "dov'è il mio elefanteee???".
Tony Jaa ha un solo amico (elefante a parte), che è un pò l' Eddie Murphy tailandese. Costui, oltre ad unam mimica facciale quasi nulla, ha una conoscenza dell'idioma albionico che da sola vale il film. Non che , anche il tailandese di per se sia proprio musicale, diciamolo pure, con tutte quelle T e nessuna pausa tra una parola e l'altra. Ecco, per l'oraequarantacinqueinuti di cui sopra l'amico del cuore di Tony Jaa ci delizia con frasi tipo: "Puttagandaaa!" (ovvero, stando ai gesti, qualcosa tipo "giù la pistola") o techi-isi bebi, a gis pus!" (ovvero take it easy baby, ehm... a gis pus).
Detto questo, mi sbilancio. Tom Yum Goong è il miglior film di arti marziali che mi sia capitato di vedere.
Difetti? Principalmente il tentativo di infarcire tutto con una trama. Quando non volano calci ci si annoia e viene una gran voglia di passare al pestaggio successivo.
Appunto, i pestaggi. Un ora abbondante di ossa che si rompono, stuntman che si ribaltano e si divaricano, e Tony Jaa.
Velocissimo, atletico oltre ogni immaginazione, si arrampica come il miglior Jackie Chan e picchia come solo Bud Spancer. Ancora una volta il tutto ruota attorno al Muay Thay tradizionale, contaminato di break dance e elevato all'ennesima potenza. Tony rimbalza, salta, si appende, vola come mai nessuno prima d'ora. Tony contro gli 88 folli (o gli agenti Smith, o chi vi pare), Tony contro contro le motociclette e altri mezzi di locomozione su ruote, Tony contro gente più alta di lui, Tony contro un lampione, Tony contro un travestito tailandese, Tony contro tutti.
Penso ai vari Joe Eigo e stuntman da web, prima ancora che a Jet Li e compagnia calciante. Nessuno ha mai fuso eleganza, precisione e abilità fisica in questo modo. Tony Jaa è l'arma definitiva, indeguato all'etichetta di erede di chiunque perchè troppo grande già da solo.
Per quanto superfluo, il film risulta anche ben girato. Ovviamente l'attenzione per le evoluzioni dei vari "attori" è alta, ma l'aspetto scenografico di contorno non delude. E la lunga sequenza in cui Tony Jaa fa irruzione nel ristorante e ne sale le scale scaraventando giù chiunque gli si ponga davanti, quasi inseguito dalla telecamera che si rifiuta di stccare, è da antologia.
Se si saltano le parti parlate Tom Yum goong è superiore ad Ong Bak. Altrimenti siamo lì. Imperdibile.



Karas ep1: Overture

Scoperto grazie al blog di hellbly, ho iniziato a sbavare sulla prima immagine trovata in rete e ho finito ieri, durante i titoli di coda del primo episodio.
Episodio che introduce (molto) a grandi linee i personaggi, fa dedurre l'ambientazione, dà un idea di cosa aspettarsi dal seguito.
No, della trama nussuna notizia. Chissenefrega.
Dei samurai volanti che sembrano cyborg si picchiano, in un tripudio di cg luci colorate e musica epica. Contemporaneamente scopriamo che in città stanno avvenendo una serie di misteriosi omicidi. Gli indiziati maggiori, secondo uno dei poliziotti a cui è stato affidato il caso, sarebbero dei kappa, demoni della tradizione giapponese. Quale sia il nesso con i samurai di cui sopra, per ora, non è dato saperlo. Ancora uno scontro e di nuovo esplosioni, luci e la solita stordente epicità dell'introduzione. Tutto questo in appena trenta, perfetti, insoddisfacenti minuti.
Dal punto di vista delle animazioni Karas è quanto di più sorprendente mi sia capitato di vedere. La fluidità dei movimenti fa si che in più di un occasione si faccia fatica a distinguere la computer grafica da un live action, pur essendo questa perfettamente integrata alle parti animate tradizionalmente. Le coreografie dei combattimenti, perfette, e la complessità dell'armatura in cg (che per capirci ricorda il vecchio Guyver in versione meno aliena e più samurai) sono lontanissime dal character design essenziale dei personaggi, facendo intuire la doppia anima che sembra segnerà il dipanarsi della storia. Personaggi colorati e situazioni apparentemente leggere da una parte, oscurità ed efferati omicidi dall'altra. Funziona, inutile dirlo. Così tanto che detto In tutta sincerità per me potrebbe benissimo andare avanti senza trama.
Il prezzo spopositato e offensivo, finora, mi ha impedito di acquistarne la versione originale. Finora.

Non ci sono più i telefilm di una volta. Niente più Magnum P.I., Sberla o donne bioniche. Difficilmente i telefilm di adesso saranno ricordati come icona trash dei nostri anni. Ora c'è Dawson. Una volta c'era Mac Gyver. Stessa pettinatura si, ma in quanto a carisma non c'è gara. Mi sono dato ai telefilm, in cerca del Michael Knight dei nostri giorni. E' doveroso iniziare da Dawson Creek. Ne abbiamo visto tutti almeno una puntata. I dialoghi pessimi, le storie credibili quanto una puntata di Daltanious. Pensandoci, forse meno. Ma anche per questo Dawson ha spazzato via senza troppi problemi la famiglia Walsh e tutta Beverly Hills. Ma forse tutto è cominciato da Cape Side, tra un culturista ucciso da un gelato, tredicenni barbuti gay e ribellioni adolescenziali. E' anche merito di Joey Potter se abbiamo potuto godere di C.S.I., primo vero fenomeno nel genere. Alto budget, qualità ai massimi livelli, contenuti di spessore. Non ne parlo, sicuro che chiunque sappia a cosa mi riferisco.

Alias - J.J. Abrams - Stagione 1 - 2 - 3
Sidney Bristow (Jennifer Gardner) è un agente doppiogiochista della CIA. Lavora infatti sotto copertura per l' SD6, che l'ha ingannata per anni facendole credere di lavorare per il governo. In realtà Sidney e molti altri agenti hanno solo contribuito allo sviluppo di un'associazione criminale con sedi in tutto il mondo.
Questo, a grandi linee, il succo di metà dell'episodio pilota di Alias. La quantità di informazioni, sottotrame, stravolgimenti e rivelazioni di ogni singolo episodio è tale da renderne obbligatoria la visione della serie nella sua interezza. Ben diretto, molto ben recitato (perfetti il padre di Sidney e Marshall su tutti. Nel cast, tra gli altri, Quentin Tarantino ), ha il potere di incollarti alla poltrona. E per ogni risposta che prontamente arriva nell'episodio successivo, altre due domande. Il ritmo è sempre alto, le scene d'azione vanno migliorando con il tempo, l'uso del computer non è mai invasivo. Alias esagera senza innervosire, porta all'assuefazione senza toglierti il piacere della visione. Non ne puoi più di misteri, ma continui a divertirti sentendone le soluzioni.
Salvo sorprese, probabilmente la miglior serie ancora in corso. In Italia sono state trasmesse le prime quattro serie. La quinta è in fase di lavorazione. Nel tempo libero, a J. J. Abrams è stato affidata la regia di Mission: Impossible 3.

Nip/Tuck - Stagione 1
La vita di due chirurghi dell'alta società. Uno onesto, lavoratore, con moglie e figli. L'altro cinico e sessodipendente.
Molto ben girata anche questa, ma più cruda, cattiva. Non lascia nulla all'immaginazione, tanto visivamente che per quanto riguarda i contenuti, sparando a zero sulla società d'elite americana, e sulla natura malvagia dell'uomo stesso.
Ai singoli casi della clinica fanno da sfondo le vicende personali dei due medici, riuscendo a divertire chi vede il singolo episodio, e ad appassionare chi segue l'intera stagione.

One Tree Hill - Stagione 1
Di nuovo turbe e amori adolescenziali, con in più il basket e a colonna sonora emo.
Lucas e Nathan hanno lo stesso padre.Lucas però è cresciuto con la madre e con lo zio paterno, odiando il padre, che invece ha cresciuto Nathan viziandolo e pressandolo perchè seguisse le sue orme di giocatore di basket. Lucas però è segretamente innamorato di Payton, la ragazza di Nathan, e quando deciderà di entrare a far parte della squadra di basket dovrà fare i conti con il suo passato e con Nathan, che per ripicca inizia a prendere lezioni da Ely, amica d'infanzia di Lucas. Lucas riesce però ad entrare in squadra e a conquistare Payton, che lascia Nathan (che intanto è andato via di casa a causa del padre), ma non ha il coraggio di stare con Lucas, che ripiega su Brooke, la migliore amica di Payton.
Un bel casino, ed è solo l'inizio. Perlomeno il tutto dura solo una ventina di puntate.

Dr. House Medical Division - Stagione 1
Nonostante il nome da DJ di serie b la serie merita.
Il Dr.House è un genio, ma è cinico e stronzo. A capo di una selezionata equipe di medici si occupa solo dei casi apparentemente irrisolvibili.
La condizione di House, storpio e sempre con la battuta pronta, è molto più complessa di quanto sembri. Ambiguo, capace di gesti umani solo se di nascosto, e profondamente solo, il Dr. House è capace di gesti apparentemente orribili e un attimo dopo di accendere il game boy durante una visita. Nessuno insulta le suore come il Dr. House.
Ancora una volta si conferma la tendenza a realizzare qualcosa di crudo e realistico, senza i pudori o le paure di chi non vuole deludere il target familiare. Molto ben realizzata in tutte le sue parti, la serie è fortemente sconsigliata agli ipocondriaci.

Ho iniziato a vedere Lost, che promette più che bene. In programma per stasera Desperate Houswife e nei prossimi giorni The Shield, insieme ad Alias una delle serie migliori che mi sia capitato di vedere.

Il Tesoro Dell' Amazzonia - Peter Berg - USA 2004
Mi sono reso conto di non aver idea di quali film abbia diretto Berg. Mi accorgo che un film è il suo non prima dei titoli di coda, tutte le volte. E' successo con Friday Night Lights e ora con questo.
Una vera sorpresa. Berg Cambia genere, e si dà all'action puro con ottimi risultati. The Rock e quel simpatico idiota di Shawn William Scott nella classica avventura nella foresta. Un cacciatore di taglie parte per il Brasile per riportare in patria il figlio di un miliardario, intento a cacciare tesori, tutt'altro che intenzionato a seguirlo.
Divertente, e molto ben diretto, con un'inaspettata cura per le scene d'azione. Evoluzioni incredibili, capoeira e il passato di wrestler di The Rock, aiutati uno spettacolare uso dei cavi. E del mai troppo lodato fucile a pompa.

I Love Huckabees - David Russel - USA 2005
Insolita , sconnessa e onirica commedia surreale con un cast che non ti aspetti.
Un frustrato poeta ecologista si rivolge ad una coppia di eccentrici "investigatori esistenziali" perchè osservino la sua vita e gli spieghino il enso di strane coincidenze. E così si viaggia tra visi scomponibili, poesie, aspirapolveri.
Dustin Hoffman, Naomi Watts, Jude Law tra gli altri, decisamente gli ultimi che mi sarei aspettato di vedere in un film del genere.
Alcuni bei dialoghi, molte belle trovate. L'ho visto senza la dovuta attenzione, e quindi non sono in grado di dire se e quanto il film funzioni, se è troppo pretenzioso, se la patina intellettualoide nasconde altro. Una visiona le merita comunque.

Mean Machine - Barry Skolnick - 2001
Danny Meehan, ex capitano della nazionale di calcio inglese, è finito in rovina dopo aver venduto una partita contro la germania. Finito in carcere per aggressione, per sopravvivere sarà costretto a scendere di nuovo in campo, per giocare contro le guardie. Dovrà fare i conti con i fantasmi del passato.
Remake del vecchio "Quella sporca ultima meta", con Vinnie Jones (ex calciatore professionista) nei panni che furono di Burt Raynolds, e Jason Statham in quelli di uno schizzato killer zen.
In bilico tra cmmedia e dramma, violenza e humor, il film regge, senza stupire, fino alla fine.
