io sono tetsuo and i've got the power of grayskull
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Die Hard - Vivere o Morire (USA 2007) è come si dice in giro un sequel all'altezza delle aspettative. Solito Willis, solita tonnellata di inseguimenti proiettili vetri rotti e roba che esplode, il tutto condito da effetti speciali al passo con i tempi. Cause esterne mi hanno impedito di vedere il film con l'attenzione e la calma che avrei voluto avere, quindi rimando ad una seconda visione un parere più approfondito.
Baciami Piccina, con Neri Marcorè e Vincenzo Salemme, è una commedia sull'Italia degli anni 40, in cui un carabiniere deve scortare un truffatore con la passione per il teatro fino a Venezia, proprio durante l'armistizio. Gradevole, con dei bei momenti, e nulla più. Ne parlo principalmente perchè Salemme, per quanto spesso si avvicini al male assoluto, come attore "serio" è decisamente più credibile. Quasi bravo, in alcuni momenti.
Suxbad, da cui mi ero tenuto alla larga causa sottotitolo italiano, è invece divertente. Il pretesto è il solito, ovvero teenager sfigati e disavventure figa oriented. I tre sfigati del caso (ovviamente minorenni) promettono scorte di alcohol da portare alla festa organizzata dalle tre fighe di turno, a cui arriveranno dopo mille disavventure, amicizie ritrovate e botte prese. Se proprio dobbiamo dare un senso al tutto il passaggio alla vita adulta è visto in modo quasi amaro perchè inevitabile e blah blah blah. Un'ora e mezza di cazzo culo palle di traverso figa culo etc. Ma si ride, e va bene così.
Glory Road invece, è la cronaca della stagione di College Basket che per la prima volta vide dei giocatori di colore vincere il torneo. Cronaca amara di un passato tutt'altro che lontano, per i più nient'altro che l'ennesimo film sullo sport, per gli altri il racconto della più importante partita di college basket di sempre, reale inizio del basket NBA pieno di luci e colori che siamo abituati a vedere. Da un punto di vista tecnico/visivo si è cercato comprensibilmente di mediare tra il basket dell'epoca e l'atletismo di oggi, con risultati soddisfacenti. Da un punto di vista cinematografico invece si nota qualche guizzo inaspettato nella fotografia, per il resto siamo prevedibilmente nella media. Inutile dirlo, in alcuni momenti ho avuto i brividi, ma mi succede con quasi tutti i film sul basket.
Mi sono quindi trovato a pensare ai film sportivi e in particolare ai film sul basket più riusciti, stilandone una breve lista che spero qualcuno riesca ad ampliare.
Basta Vincere - Con Nick Nolte e soprattutto Shaquille O'Neal e Penny Hardaway, all'epoca stelle degli Orlando Magic. Nolte è l'icorruttibile coach in declino di una squadra di college. Suo malgrado, dovrà scendere a compromessi per giocare ad armi pari e conservare il lavoro.Shaq e Penny valgono da soli il film, che risulta comunque gradevole e ben girato.

Rebaund - La storia di Earl Manigault è invece molto meno conosciuto, nonostante Don Cheadle e Forest Withaker nel cast. Così come è meno conosciuto "The Goat" leggenda dei playground di Harlem negli anni settanta. Fermato solo da molte scelte sbagliate e da un problema cardiaco, non diventè mai professionista, ma secondo molti è stato il più grande giocatore di tutti i tempi.
Alto meno di 1,90, la leggenda vuole che scommettendo pochi dollari lo si poteva veder saltare a prendere una moneta poggiata sul bordo alto del tabellone. Non esistono purtroppo filmati di The Goat come giocatore.


Il film è obbligatorio per qualsiasi appassionato di basket non conosca la storia di Manigault, del Rucker e del basket di quegli anni. Cammeo di Garnette nei panni di Wilt Chamberlain (R.I.P.).
White Man Can't Jump, in italia diventato "Chi non salta bianco è", è, lo ammetto, il film che più di tutti ha segnato la mia adolescenza. Basket e scommesse sui playground nella prima metà degli anni novanta, con Wesley Snipes e W. Harrison al massimo della forma. Per motivi diversi si troveranno loro malgrado ad essere compagni di squadra sui playground di Venice Beach. Con uno Snipes prima del palo al culo servito per interpretare Blade, il film è un divertente e riuscito ritratto del basket da strada più cazzone. Imperdibile.

He Got Game, in slang "ha talento". Spike Lee firma un opera imperfetta ma vibrante sul rapporto genitore-figlio, sullo sport come unica via d'uscita così com'è per molti ragazzi in America. Dezel Washinghton, in carcere per l'omicidio della moglie, potrà guadagnarsi la libertà solo se riuscirà a convincere il figlio Jesus, astro nascente del basket liceale con cui non ha ormai rapporti, ad iscriversi al college indicato dal direttore del carcere. Da vedere nonostante i difetti, grazie ai Public Enemy in sottofondo, grazie all'eleganza e alla perfezione tecnico/stilistica del tiro di Ray Allen (ora guarda nei Boston Celtics), grazie a Spike Lee che alla fine è Spike Lee e i film in questo modo li gira solo lui, nel bene e nel male.

Restano fuori molti film di qualità altalenante e di interesse sicuramente minore, come "Coach Carter" con Samuel Jackson, "Che aria tira lassù" con Kevin Bacon talent scout in Africa, lo storico "Colpo Vincente" e decine di porcate per bambini o e film poco attinenti come "Space Jam", "Voglia di vincere" etc.
In attesa del live action ispirato a Slam Dunk (al quale dovrebbe partecipare il cinese Yao Ming, star NBA), dal quale stento ad aspettarmi un capolavoro, a quando un nuovo film sul basket degno di questo nome?
No, non ho chiuso il blog.
Semplicemente ho avuto altro da fare. Siccome il mio "altro da fare" attualmente si traduce nel mio "apprendistato" da tatuatore (ovvero sono chiuso in casa a disegnare e a diminuire la mia già scarsa vita sociale) ho avuto anche molto tempo da dedicare a nuove visioni.
Ratatouille (Brad Bird, USA 2007), ad esempio, è fantastico. Per il modo sorprendente e delicato con cui si tuffa in un argomento insolito come la cucina, per la completezza visiva e narrativa, per un paio di colpi di genio (su tutti l'ormai abusato flashback finale, commovente) e per il gran pregio di sbatterti in faccia la solita immancabile morale disney con un eleganza tutt'altro che comune. Non ho ancora volutamente stilato una classifica, ma quando e se dovessi farlo sarebbe in altro tra i capolavori dell'animazione contemporanea.
Citizen Dog (Wisit Sasanatieng, Thailandia 2004), invece, è l'Amelie made in Thailandia, una love story tenera e visionaria in cui Yod, provinciale in cerca di fortuna, si innamora di una ragazza che passa le sue giornate a spolverare e leggere un libro trovato per caso di cui non conosce la lingua . Più surreale, altrettanto riuscito e visivamente sorprendente del già citato Amelie, con un estro visivo simile solo a prima vista a quello di Jeunet nel suo essere tipicamente orientale, Citizen Dog è un ottimo modo per approcciarsi ad una cinematografia acerba ma già interessante e ricca di perle.
Com'è il cinema Thai? Per quel poco che conosco direi violento, crudo, rumoroso, rozzo e colorato, privo di consapevolezza ma con una propensione alla sperimentazione. Difficile dire se sia una sperimentazione orientata verso la commistione di generi coreana o se sfocierà nella divertente anarchia giapponese. Forse prenderà altre strade. Nel frattempo correte a vedere Citizen Dog.

Nel frattempo ho iniziato Dexter. Difficile dare un opinione completa dopo due soli episodi. Ma riesce a essere malato ambiguo e appassionante come poche cose.
Discorso diverso per Heroes. Divertente, appassionante, più adulto di quanto si potrebbe presumere, è a metà tra l'essere una delle migliori serie degli ultimi anni e la forte e persistente sensazione che narrativamente non decollerà mai più di come ha già fatto finora. Il che, ci tengo a precisarlo, a me basterebbe.
Blades Of Glory stupido oltre qualsiasi aspettativa, Ma.
Will Ferrel e il pattinaggio sul ghiaccio sono probabilmente le due cose meno avvicinabili del pianeta, e l'accostamento da solo basterebbe a reggere l'intero film (oddio tutto forse no, ma una buona metà si). Film che invece è pieno di riferimenti alle /botte alle/situazioni inerenti le/ tutine che mettono in risalto le/discorsi sulle palle, con Will Ferrel e il tipo di Napoleon Dynamite in un aderente tuta tempestata di paillettes che passano agilmente dal tenersi per le già citate palle durante pirotecniche evoluzioni sul ghiaccio ad una maschia e onesta amicizia ad idiozie varie ed eventuali. Fa ridere? Si, e molto.
Nel pieno del mood demenziale ho rivisto Waterboy, con Adam Sandler e Fonzie che fa l'allenatore di football, ma ve lo risparmio. Non vi risparmio però "Gli Scaldapanchine", film sul riscatto sociale con il tipo che appare in tutti i film con Adam Sandler, il tipo che ha fatto Napoleon Dynamite e qualcun altro che non ricordo. E' forse più stupido anche di Waterboy, ma cose come "Smettila di lanciare incantesimi!" detto dalla mamma ad un nano quarantenne nero e con un cappello a punta che si nasconde dall'ex bullo della scuola in un castello di carta e agita una bacchetta non sono da sottovalutare, Il film è pieno di cali, inizia piano e continua in modo stupido etc. Ma ho riso come un idiota.
Segnalo poi lo splendido cortometraggio "The Tale Of How", segnalatoci da Twitch e interamente scaricabile qui , ma lo faccio unicamente per sembrare meno stupido nonostante il post che sto per pubblicare.
Per il resto mi impegno a parlare nei prossimi giorni del centinaio di film che mi sono procurato ultimamente ma che mi ostino a non vedere perchè troppo preso dalla programmazione di Sky e da perle come Sos Tata, Cambio Moglie, America's Next Top Model, American Idol e So you Think You Can Dance. Il disprezzo che provo per me stesso in questo momento è pari alla vergogna che provo nel trattare l'argomento, ma sto cercando di uscirne.