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mercoledì, 16 luglio 2008

M - Lee Myung Se - Korea 2007



"M", come le iniziali dei due protagonisti. "M" come "Mist", titolo della vecchia canzone coreana cantata dalla protagonista, "M" come memoria, il vero filo conduttore del film, ma anche "M" come il titolo del libro che
Alfred Hitchcock avrebbe mostrato al regista dopo essergli apparso in sogno. O almeno è quello che Lee Myung Se avrebbe affermato in un intervista.

Drammone romantico in cui sogno realtà e ricordo si fondono con la ghost story,  fino a non fartici capire più un cazzo, in un tripudio di luci ombre colori dissolvenze riflessi angolazioni ombre nere luci bianche ma bianche davvero e colori colorati.

E poi? Poi basta, nel senso che il finale che dovrebbe essere esplicativo (e paradossalmente lo è) è fin troppo semplicistico visto il polverone alzato per due ore, e ci si rendeconto che in realtà di carne al fuoco al ce n'era  ben poca.
Il punto è casomai capire come può un film tenerti per due ore davanti allo schermo senza raccontare molto, e raccontandotelo peraltro in modo che tu non capisca nulla.
La droga potrebbe essere una buona risposta. L'alternativa è dando carta bianca al regista coreano.
Ci aveva già provato, con risultati mediocri, con Duelist, spettacolare wuxia in salsa demenziale. Con "M"ci è riuscito in pieno.
In teoria un tributo ad
Hitchcock e Kubrick, in pratica la fiera di lampadine di cui sopra.

In un modo in parte nuovo, più vicino all'estetica da videoclip che alla splendida e controllata eleganza di Park o Kim Ji Woon, Lee Myung See riesce a rendere ogni singola immagine un motivo per vedere il film, saturando all'inverosimile i colori, sovrapponendo le immagini, usando specchi e vetri (e ventilatori) come difficilmente si vede fare. Rischiando spesso, anche a volte esagerando, forte di una completezza tecnica impressionante LMS mostra una creatività così potenzialmente fine a se stessa da risultare più emozionale ed emozionante dei personaggi di cui racconta. Se non si vuole fare cinema ma arte visiva, far meglio di così è difficile.
In realtà nonostante non sia il capolavoro che avrebbe dovuto essere, "M" è un buon film, anche oltre l'aspetto scenico. Non così buono, ok, ma le idee non mancano, e le trovate divertenti anche.Se si è ben predisposti (non lo ero) lo si potrebbe trovare anche commovente.
Certo non è l'ideale per una serata tra amici, ne per convincere qualcuno di quanto siano belli i film in corea, ma di roba del genere non ne passa molta, e dimenticarsene sarebbe un errore.


killed by: ichi a 18:01 | link | |

domenica, 13 luglio 2008

Wanted - Timur Bekmambetov - USA 2008




Partiamo da una necessaria verità. In Nightwatch, primo film del regista russo
Timur Bekmambetov, non si capiva un cazzo.
Bello da vedere lo era senz'altro, ma si passava il tempo a cercare di decifrare le buie ma pirotecniche immagini sullo schermo.
Altra piccola premessa: chi dice "è una cazzata" senza capire il discorso di coerenza che gestisce la sospensione dell'incredulità, mi sta sul cazzo.

Wanted, primo film hollywoodiano di
Bekmambetov, basato su una miniserie a fumetti di qualche anno fa, è senza dubbio uno dei migliori film d'azione che mi sia capitato di vedere.
Il suo limite principale stà nel fatto che in quasi due ore succede tutto molto rapidamente, quasi troppo, con una conseguente ma tutto sommato sporadica superficialità generale. Nessun personaggio viene realmente approfondito al di fuori del protagonista, nessuna motivazione realmente espressa. Di base, si tratta di assassini che prendono ordini da una tendina e tanto deve bastare. No, non scherzo,
deus ex machina è davvero una tenda da salotto.
Ma se questo è il prezzo da pagare per passare un paio d'ore in cui tra un oh di meraviglia e l'altro non vorresti far altro che alzarti in piedi ed applaudire, si, ci posso stare. E gli perdono anche la colonna sonora numetal.

Tendina a parte la sceneggiatura è comunque tutt'altro che stupida, e in un paio di punti riesce anche uscire dai binari del già visto, rivelandosi ancora una volta un film migliore e meno commerciale di quanto il trailer plasticosissimo vorrebbe far credere. Si, i vari conflitti interiori e dubbi etici li vediamo passare da molto lontano, ma a conti fatti è tutto più crudo e vero del previsto.
E poi c'è tanto, tanto sangue.


Matrix, il primo ovviamente, è il paragone che più spesso mi è venuto in mente. Lontana la complessità, il grado di  innovazione e la completezza raggiunta dai Wachowski, sia chiaro. Ma era da allora che non si vedeva qualcosa di così spettacolare ed elettrizzante.

E quello che si vede nel trailer di cui sopra (che basterebbe a rendere esaltanti una decina di film) è solo una piccola parte dello show messo in piedi
da Bekmambetov. L'attenzione per i dettagli è maniacale,  le invenzioni visive sono troppe e troppo veloci per essere assimilate e comprese tutte,  con il pretesto del ritmo cardiaco a scandire il ritmo di uno spettacolo che finalmente porta ad un altro livello l'ormai satura moda del bullet time.
L' incredibile corsa finale fra i telai, una delle sequenze più belle per gli occhi ma forse meno eccessive,  mi fa venire ancora adesso una gran voglia di correre per casa urlando e saltando da un divano all'altro.

Lo stesso effetto me lo fa  il trailer di Hellboy The Golden Army,  ma è un altra storia.



killed by: ichi a 12:31 | link | |

giovedì, 03 luglio 2008

Mad Detective - Johnnie To & Wai Ka-fai - HK 2007




Il detective Bun è il migliore. Il detective Bun afferma di poter leggere l'anima delle person, e di vederne la vera personalità. Il detective Bun dice di ricevere segnali da Dio, e risolve ogni caso più rapidamente di chiunque altro. Ovviamente, il detective Bun è pazzo.

Non so mai cosa scrivere dei film di To. Li guardo, mi meraviglio di come possa ancora una volta sconvolgermi con la solita roba, e alla fine non mi viene nulla da dire. E ce ne sarebbe, a partire dall'incipit fulminante alle malinconiche sequenze con la moglie di Bun (un fantastico Ching Wan Lau), alla trovata geniale delle sette personalità interpretate da sette attori diversi, alla sparatoria finale in pieno stile To.

E quindi non aggiungo nulla.




(è della scorsa settimana la notizia di To a Hollywood. Ho ancora i brividi. Speriamo bene.)

(Firefox di merda. La prossima volta chiedi prima di chiudere tutto.)

If You Were Me - Korea 2006



Finanziato dalla 
National Human Rights Commission of Korea, IYWM2 è parte di un progetto iniziato nel 2003 e conclusosi per ora con IYWM3, nel 2007, che raccoglie cortometraggi a sfondo sociale girati da più o meno noti registi coreani.
Molto diversi tra loro, i cinque cortometraggi di questa seconda raccolta hanno come unco problema quello di avvicinarsi spesso ad un argomento (le varie sfaccettature della società coreana  e del rapporto tra corea del nord e corea del sud), di cui la maggior parte di noi. io per primo, in realtà sa molto poco. Nel parlarne, mi limiterò per quanto possibile al lato artistico del lavoro.
La natura stessa del cortometraggio poi, renderebbe superflua qualsiasi descrizione approfondita, lasciando a quanto segue il solo scopo di incuriosire, e se possibile stimolarne la visione.

"Seaside Flowers" è il ritratto di una bambina affetta da sindrome di down. Ovviamente triste, qualche volta ingenuo, spesso estremamente dolce.
"Hey, Man!", del regista tra le altre cose dell'ottimo Crying Fist (suoi anche i meno riusciti Arahan e City Of Violence), è girato quasi interamente in un unica ripresa.
"A Boy with a Knapsack" racconta le difficoltà di una ragazza scappata dalla Corea del Nord. Girato in digitale(e interamente in  bianco e nero).
"Someone Grateful" è il  più vicino cinematograficamente a quello a cui la corea ci ha abituato negli ultimi anni. Inquadrature impossibili, fotografia curatissima. E l'insolita surreale amicizia tra un prigioniero ed il suo torturatore.
Il meno realistico dei cinque, ma non per questo il meno riuscito, sicuramente il più accessibile, meriterebbe la visione anche solo per  la musica scelta per accompagnare le scene di tortura. Alla regia, e si vede, lo stesso signore di Righteous Ties, già sceneggiatore di Welcome To Dongmakol.
"Jongno, Winter" è un documentario sulle discriminazioni e le difficoltà dei lavoratori cinocoreani. 

Cinematograficamente valido, estremamente interessante e riuscita panoramica dei diversi modi di fare cinema in corea.




killed by: ichi a 00:46 | link | |